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Il suicidio di Alì, morto a Lampedusa nell'indifferenza

Giacomo Sferlazzo, attivista di Lampedusa, racconta la storia del giovane tunisino e i falsi miti dell'isola, dove tanti ragazzi sono bloccati senza alcun futuro.

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L'hotspot di Lampedusa

globalist

6 Gennaio 2018


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Ci si dimentica troppo facilmente che quelli che chiamiamo “migranti” sono uomini e donne, spesso giovanissimi, scappati da orrori inimagginabili e che arrivano in Italia e in Europa con gli occhi e la mente colmi di quelle violenze. Quanto basta per impazzire, per non trovare più la pace e per cadere in stati di profonda depressione che possono portare, nei casi più estremi, all’autolesionismo e al suicidio. 

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È il caso di un ragazzo di nome Alì, e la sua storia la racconta Giacomo Sferlazzo, promotore del collettivo Askavusa di Lampedusa, “l’isola dell’accoglienza”: “Una falsità” dice Sferlazzo, “qui, come nel resto d’Italia, si naviga tra l’indifferenza, l’ipocrisia, un velato razzismo e una piccola minoranza che è solidale e non si arrende. Non chiamate i lampedusani eroi, perché non lo sono”. 

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Alì, racconta Sferlazzo, era arrivato come tanti su un barcone e fin dall’inizio aveva cominciato a dormire fuori dall’hotspot dell’isola, per paura che le autorità lo costringessero a tornare in Tunisia. Aveva cominciato a chiudersi in sè stesso, a parlare da solo. “Questo suo comportamento era stato segnalato, tutti quelli che lo dovevano sapere lo sapevano. Nessuno ha fatto niente. Lo hanno lasciato dormire in un auto per mesi”. Finchè, la mattina del 5 gennaio, Alì si è impiccato.

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Questo è solo uno dei casi più estremi, ma non è stato l’unico, continua Sferlazzo. E non sarà l’ultimo: Lampedusa non è un paradiso dell’accoglienza, ma una base militare e un carcere, e per molti va bene così. La favola che viene raccontata sull’isola è solo “una rappresentazione che fa comodo proprio a chi ne approfitta a livello economico e politico”. E la cosa che fa più rabbia è che ci sarebbe un modo per evitare che storie del genere si verifichino, come la smilitarizzazione di Lampedusa e un permesso di ricerca di lavoro valido in tutto il territorio europeo, che permetterebbe a questi ragazzi di non rimanere bloccati qui, senza alcuna possibilità. 

“Nella Lampedusa che vorrei” conclude Sferlazzo, “domani dovrebbe essere lutto cittadino. Ma so che non sarà così”

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