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Spelacchio ucciso da una gabbia di cemento. Anche un detective a indagare

Il botanico Antimo Palumbo spiega il trattamento terribile riservato all'abete rosso costato circa 50mila euro. Ma sui rami secchi spuntano messaggi di sostegno: 'Sei bello' (sarà la Raggi a scriverli?)

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Messaggi a sostegno di Spelacchio sugli allori di Piazza Venezia

globalist

22 Dicembre 2017


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Antimo Palumbo è un gran conoscitore di alberi, un botanico esperto del patrimonio arboreo di Roma. E’ andato sul luogo del delitto, Piazza Venezia, Roma, ha fatto le sue indagine come un investigatore consumato e ha scoperto il mistero di un abete rosso di 22 metri della Val di Fiemme costato quasi 50mila euro, e ammazzato dalla disattenzione e dal pressappochismo. Spelacchio è morto per colpa dell’incuria dei tecnici del comune di Roma ma anche per una singolare concausa: la sua base è stata ingabbiata in un blocco di cemento armato di 8 metri cubi, allo scopo di non farlo muovere. E, per far tirare più rapidamente il cemento, qualcuno ha avuto l’idea di metterci dentro degli acidi che ovviamente hanno corroso il legno dell’abete. Palumbo lo ha detto durante il programma Agorà, su Rai3. E ha aggiunto: ‘Grande l’imperizia di collocarlo in un cubo di cemento, mimetizzato per nascondere il fatto che la pianta è senza le radici, con quattro tiranti laterali. Il Campidoglio ha scelto di privilegiare la sicurezza ma è mancato un responsabile che seguisse tutti i passaggi dell’operazione. Bastava che il Comune di Roma copiasse quanto hanno fatto in Vaticano, dove l’abete di Piazza San Pietro è stato bloccato con dei legni e posato dentro un vaso di cemento con la sabbia all’interno. Per il prossimo anno mi permetto di suggerire un agrifoglio oppure un abete di 10 metri invece di 22, e lasciamolo nel vaso di terra”.
Nonostante lo spewlacchio, o forse proprio grazie a questo, l’albero bruttino di Roma è diventato meta di romani e turisti che vi attaccano messaggini di diverso tipo e in diverse lingue: dalle scritte ironiche ai desideri fino alle frasi di ‘supporto’ per il tanto vituperato abete rosso venuto dalla Val di Fiemme. “Spennacchio ti vogliamo tanto bene e ci dispiace che ti sia suicidato. Aiutaci a scuola, ti amiamo comunque”, firmato “la terza B”, si legge su un foglietto attaccato sotto l’albero. “Spelacchio sei solo un diversamente albero” e ancora “l’importante è essere bello dentro, forza Spelacchio”. “Desidero non uscire domani per l’interrogazione di greco”, scrive qualcun altro. “Spennacchio fa che questo Natale sia bello dentro ma non fuori come te”, un ennesimo messaggio. “Spelacchio vittima innocente dell’incapacità altrui. Ti abbiamo voluto bene. Addio”. E proprio questa mattina sotto l’albero di Natale hanno organizzato una conferenza stampa i movimenti di lotta per la casa sulla situazione della famiglie sgomberate ad agosto da un palazzo occupato a Cinecittà e che da allora vivono a poche centinaia di metri da ‘Spelacchio’, sotto i portici della chiesa di Santi Apostoli. Ed ecco che sotto l’abete sono comparsi anche cartelli che recitano: “Il vero presepe vivente sta a SS.Apostoli”, “Giunta Raggi, famiglie per strada anche a Natale. Vergogna” e “più case popolari”. Il Natale a Roma in questo 2017 è così: amarissimo.

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