Berlusconi riabilita il mafioso Dell'Utri? Dopo la vittoria in Sicilia il messaggio è chiaro

La Cassazione, proprio per la gravità del reato, ha negato la scarcerazione anticipata del braccio destro di Silvio. Ora l'ex Cavaliere deve tranquillizzare qualcuno

Dell'Utri e Berlusconi

Dell'Utri e Berlusconi

globalist 26 novembre 2017

di Tandredi Omodei
Silvio Berlusconi ha ragione: è tale e quale quello de '94, quando decise di scendere in politica. In realtà, il reale genitore di quella decisione non ha doppiopetto e faccia di plastilina, ci sono diversi indizi che portano alla vera identità del padre - o se si preferisce - della madre di quella decisione.
In effetti, avendo un' idea di chi ha partorito quella decisione, meglio parlare di madre. Ed oggi, Silvio Berlusconi parlando di Marcello Dell'Utri, e tornando a definirlo "prigioniero politico", ci aiuta a trovare il Dna di chi ha partorito quella idea, l'idea di prospettare a Berlusconi di continuare (in condizioni migliori) a fare l'imprenditore, ma di farsi anche imprenditore politico per fare incetta di quel che era rimasto della prima Repubblica.
Marcello Dell’Utri non è "prigioniero politico" come continua a dire Berlusconi, legato a Dell'Utri da una amicizia che non si può rinnegare, Dell'Utri odora intensamente di mafia, come ha detto la giustizia di questo Paese dopo avergli garantito il diritto di difendersi da una accusa infamante. Dell'Utri ha anche provato a sgravare questa accusa, chiedendo la liberazione anticipata. Ma proprio un mese addietro la Cassazione gli ha risposto che non ha diritto del beneficio della liberazione anticipata per la “gravità” del reato commesso, cioè il concorso esterno in associazione mafiosa.


La Cassazione ha giudicato corretto il parere contrario alla scarcerazione dell’ex senatore di Forza Italia emesso a febbraio dal Tribunale di Sorveglianza di Bologna. All’epoca, infatti, Dell’Utri era detenuto in Emilia Romagna, nel carcere di Parma, adesso è ospite di Rebibbia, dove dovrà rimanere ancora un po'. Lasciando in carcere Dell'Utri, la Cassazione ha voluto ribadire che il concorso esterno è un reato escluso da sconti di pena. Quindi, l'eroe di Berlusconi è in carcere per mafia e in carcere deve restarci fino all'ultimo giorno della pena, meritata.
Perché Berlusconi di tanto in tanto deve "timbrare" amicizia e riconoscimento a Dell'Utri? Perché è un uomo generoso con gli amici, risponderebbero gli estimatori dell'ex Cavaliere. Probabile che ci sia anche questo. Inquieta - però - il tempo di questa rinnovata amicizia e riconoscenza. Viene all'indomani del voto siciliano che ha riportato Berlusconi alla vittoria, seppure in coalizione. Vittoria nella stessa Sicilia passata alla storia per quel "cappotto" riservato al centro sinistra. Ieri come oggi, in Sicilia eccolo Gianfranco Miccichè, esponente di quel gruppo iniziale "fondatore" di Forza Italia. Dell'Utri palermitano come Miccichè. Nucleo fondante, quello palermitano, che ritorna nel momento in cui fragilità ed errori del centrosinistra offrono il fianco ai ritorni. Ha ragione Berlusconi, lui sembra davvero lo stesso di quello del '94, e il suo personale politico non ha un midollo diverso da quello di tanti anni addietro.
Lo ricorda l'affaire Genovese, parlamentare messinese che passando dal carcere, prospetta il carcere al figlio poco sopra la maggiore età, coinvolto negli affari di famiglia, ma portato al Parlamento siciliano da una quantità di voti che inquieta e turba.
Dell'Utri "prigioniero politico" appare messaggio, è da valutare come una provocazione allo Stato e alla democrazia (in verità,un po' sofferente) che, seppellendo Totò Riina, di Riina ha voluto ricordare le stragi e la strage di uomini e donne che hanno macchiato le man del boss.
Berlusconi è sempre stato avaro di parole contro la mafia, ed ora la rinnovata amicizia incondizionata ad un mafioso col bollo, se può tranquillizzare qualcuno, deve avvertire il Paese. E' il Paese che deve interrogarsi (come avrebbero dovuto fare le migliaia di elettori di Genovese); interrogarsi se l'Italia è da riaffidare ad un uomo che ha nel cuore un mafioso.