Un cellulare in mano a una ragazza in un quadro del 1860? E' la rete, bellezza

In un dipinto di oltre 150 anni fa un pensionato ha 'visto' uno smartphone e, dopo la sua segnalazione, sui social si è scatenato un dibattito surreale

Il dipinto ''La donna attesa'' di Waldmuller

Il dipinto ''La donna attesa'' di Waldmuller

Diego Minuti 15 novembre 2017

Basta poco per alimentare la fantasia o, per essere più concreti, per vedere cose che non esistono. Come ad esempio un cellulare nelle mani di una ragazza che percorre un sentiero di campagna. Solo che si tratta di un dipinto che risale al 1860, mese più mese meno. E su questo, nei meandri della rete, sempre più emozionali e sempre meno razionali, si è scatenata una ridda di analisi, interpretazioni, di ''te l'avevo detto'' e di ''vuoi vedere che....''.
Il quadro, ''La donna attesa'', è opera di un pittore austriaco, Ferdinand George Waldmuller ed è attualmente esposta al Neue Pinakothek di Monaco.
Ritrae una ragazza, con gli abiti dell'epoca, che percorre una stradina di campagna, tra gli alberi, da un lato, e dei massi dall'altro. La ragazza guarda davati a sè, a quel che ha tra le mani, e non si cura di null'altro. E quindi non s'accorge che, alle fine del sentiero, c'è un giovane, certo un suo spasimante, che in ginocchio, quasi a nascondersi, ha con sè un mazzo di fiori rosa ed è agghindato come se stesse andando ad una festa, con tanto di cappello poggiato sulla testa. Quasi un'imboscata d'amore, che non si sa come andrà a finire, anche se l'amosfera - manca solo di sentire il cinguettio degli uccellini e l'odore del grano appena tagliato - sembra quella giusta perché il corteggiamento abbia esito positivo.
Un quadro assolutamente normale, di maniera, che cerca di pizzicare le corde del sentimento al punto da sembrare melenso. Ma è bastato che un pensinato di Glasgow, Peter Russel (che evidentemente, in virtù della sua condizione, ha il tempo per andare per mostre e musei) , vedesse il particolare dell'oggetto nelle mani della ragazza per chiedersi e poi chiedere al mondo intero, usando i social, ''ma non è che ha in mano uno smartphone che sta facendo scorrere?''.
Ora, in un mondo normale, la domanda non avrebbe meritato risposta o, in caso contrario, solo risposte all'insegna dello sfottò. Niente di tutto questo perché s'è aperto un dibattito che, per il suo essere surreale, è rimbalzato sui quotidiani di mezzo mondo.
Certo, a chi ama o vive di complotti, di criptoarcheologia, di ipotesi, il fatto che la ragazza del dipinto possa avere in mano un telefono cellulare sarebbe la ricompensa ad anni passati a porsi grandi interrogativi (come quelli sulle scie chimiche e l'esistenza della sirene, fatti arrivare perfino nel nostro parlamento). Ed invece non è nulla di tutto ciò perchè quel che ha in mano l'oggetto dell'amore - speriamo sia solo questo, essendo i due protagonisti in una zona isolata che si presta tanto a pensieri cattivi - del ragazzo altro non dovrebbe essere che un libro di canti sacri o di preghiere. Com'è normale che fosse all'epoca. Ma la cosa che sorprende è che, su storie come queste, ci si accanisca, ci si azzanni, ci si scontri. Forza di uno strumento - i social - che tale non è più, essendo lui a comandare ed a dettare i tempi dell'esistenza di molti che vivono solo per esso.