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Chi è Mauro Giulivi, il grillino che ha fatto saltare il banco 5stelle in Sicilia

Dietro al ricorso che ha stoppato la candidatura grillina alla presidenza della Regione, una guerra intestina senza esclusione di colpi, con vendette mirate e meditate, incrociate.

Mauro Giulivi
Mauro Giulivi

globalist

19 Settembre 2017 - 12.12


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Mauro Giulivi, 31 anni, professione perito informatico. Ritratto dell’uomo che ha messo in crisi, azzoppato Grillo nella partita più importante dei grillini dopo la catastrofica, ma (elettoralmente) vincente esperienza di Roma. Dietro al ricorso che ha stoppato la candidatura grillina alla presidenza della Regione, una guerra intestina senza esclusione di colpi, con vendette mirate e meditate, incrociate. Vendette legate all’acquisizione di un posto al sole in Aule che contano: Montecitorio a Roma, Sala d’Ercole a Palermo, sede del più antico parlamento della storia.
Grillino da cinque anni, Mauro Giulivi, l’attivista che ha ottenuto lo stop alle “Regionarie”, arrivò al movimento palermitano insieme con la compagna, l’attuale deputata Chiara Di Benedetto.
Vicino a Riccardo Nuti, l’ex capogruppo alla Camera adesso sospeso per la vicenda “firme false”, Giulivi nell’ultimo anno ha affrontato a muso duro l’altra ala del movimento, quella che fa capo a Claudia La Rocca, Giorgio Ciaccio (entrambi imputati e rei confessi per l’inchiesta sulle Amministrative palermitane) e Giampiero Trizzino. Durante la campagna elettorale di quest’anno, quando la componente vicino a Nuti osteggiava la candidatura di Ugo Forello, Mauro Giulivi definì “una buffonata” il turno supplementare delle primarie, poi con l’esclusione dalla lista per le Amministrative. In quella occasione, Giulivi la definì su Facebook “una porcata”.
Di Facebook Giulivi è un maestro, sa ben usarlo politicamente. E’ un dipendente di Engineering, la società della famiglia Amodeo che fino a quattro anni fa controllava Sicilia e-Servizi, la società della Regione che gestisce il settore informatico. Proprio alla Regione, nel 2012, Giulivi provò a candidarsi in compagnia di Di Benedetto. Ottenne 1.291 voti, circa il triplo rispetto alla compagna, e fu il secondo dei non eletti.
Proprio dalle Regionali 2012 l’altro grande scontro fra Giulivi e il movimento. Nell’estate il perito informatico palermitano era diventato il primo dei non eletti perché nel frattempo uno dei candidati che lo precedevano, Francesco Campanella, era stato eletto senatore. Con le dimissioni di Ciaccio dall’Ars, dunque, Giulivi sarebbe potuto diventare parlamentare regionale: a luglio, però, l’Assemblea Regionale Siciliana ha respinto le dimissioni di Ciaccio anche con i voti grillini. E Giulivi si vide la strada sbarrata dagli amici-nemici.
E mentre Giulivi aspira a un posto in Parlamento, Di Benedetto in Parlamento c’è già, a Montecitorio. E la compagna di Giulivi ci è arrivata nel 2013: alle Parlamentarie di quattro anni fa, infatti, i rapporti di forza fra Giulivi e Di Benedetto si sono invertiti, con il perito informatico solo ventiduesimo e la sua compagna quarta, dunque in posizione eleggibile. Uno scranno e un’appartenenza che Di Benedetto – non coinvolta nella vicenda “firme false”, a differenza di altri tre
deputati palermitani – conserva nonostante i contrasti del compagno con il movimento: solo poche settimane fa, mentre i boatos della vigilia la davano per assente alla proclamazione dei risultati delle Regionarie, la deputata grillina era infatti regolarmente presente in tribuna ad ascoltare la proclamazione di Giancarlo Cancelleri candidato alla presidenza della Regione. La sproclamazione che ora il ricorso di Giulivi ha messo in dubbio..
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