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Bartolo, il medico degli immigrati smentisce il sindaco di Lampedusa

Alle parole sui migranti del neo-sindaco Martello risponde il medico di Lampedusa protagonista del docufilm “Fuocoammare” dedicato proprio al tema dell’accoglienza nell’isola di frontiera.

Pietro Bartolo
Pietro Bartolo

globalist

18 Settembre 2017 - 10.27


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“Lampedusa resta simbolo dell’accoglienza”. Alle parole sui migranti del neo-sindaco Martello risponde Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa protagonista del docufilm “Fuocoammare” dedicato proprio al tema dell’accoglienza nell’isola di frontiera. Bartolo ha appena finito di assistere ad uno sbarco notturno, quando sente Totò Martello, il primo cittadino che ha preso il posto di Giusi Nicolini, sparare a zero sugli ospiti del centro d’accoglienza. Li ha accusati di “minacce, molestie e furti”. “Lampedusa e i lampedusani — dice il medico — restano simbolo dell’accoglienza. I facinorosi sono pochi e vanno isolati”.
Le parole di Martello – probabilmente danno collaterale del clima pre-elettorale che parla di una candidatura di Martello alle regionali di novembre – erano state queste: “Lampedusa è al collasso, le forze dell’ordine sono impotenti, nel centro ci sono 180 tunisini, molti dei quali bivaccano e vivono per strada. Nonostante il centro sia presidiato da polizia, carabinieri e guardia di finanza, entrano ed escono come e quando vogliono. Chiedo l’intervento del ministro degli Interni». Martello, sindaco per la terza volta dopo due precedenti legislature fino al 2001, segnala diversi episodi: «Per due volte un fruttivendolo che si trova davanti alla stazione dei carabinieri ha subito il furto di fiaschi di vino. Ci sono furti continui nelle botteghe di abbigliamento e di alimentari, molestie nei confronti di donne e turisti. Bisogna chiudere l’Hotspot”.
Una inversione ad U rispetto all’ex sindaco, Nicolini, vessillo dell’accoglienza in Europa e nel mondo, vincitrice del premio Unesco per la pace. Martello e Nicolini sulla carta sono entrambi esponenti Pd, anche se di circoli diversi, ma assai distanti sul modello di accoglienza. Martello lo aveva annunciato all’indomani della vittoria: “Il sistema va rivisto”. Giusi Nicolini, “bocciata” dai suoi concittadini alle urne, va all’attacco del suo successore che scalda i motori per le elezioni sparando sul modello che aveva fatto di Lampedusa un soggetto politico internazionale di pace e tolleranza: “Ho l’impressione — dice la Nicolini— che il sindaco voglia fare del terrorismo. Basterebbe controllare il numero delle denunce ai carabinieri. A me risulta solo un furto da un negozio di frutta e verdura. L’isola è piena di turisti e non mi pare che ci siano state molestie da parte di tunisini”. Ma nell’isola c’è chi diffonde una voce isolana ( più che metropolitana = che parla di approcci pesanti, molestie ed anche violenze non denunciate. Se non è terrore, è paura quella che si intende diffondere nell’isola, facendo arrivare la voce oltre i confini di Lampedusa.
L’ex sindaco, oggi membro della segreteria nazionale Pd, ammette però che dopo la chiusura della rotta libica si sta riaprendo un flusso dalla Tunisia: “Piccoli gruppi che arrivano con piccole barche, alcune delle quali riescono a raggiungere anche il litorale agrigentino per sfuggire ai controlli. Quelli che si trovano nell’Hotspot di Lampedusa sanno di dover essere rimpatriati, il vero problema è evitare di trattenerli a lungo nell’isola”. Meno gommoni, meno sub sahariani, piccole barche, quelle dei pescatori con decine di nord africani, tunisini e libici. Tante le barche arrivate, così, lungo la costa agrigentina.
Tornando alla situazione di Lampedusa, Bartolo dice: “Ci sono, è vero, alcuni tunisini che nelle ultime settimane hanno dato qualche problema, ma nulla che metta a rischio l’ordine pubblico”. Bartolo di dice sorpreso dalle parole del sindaco. D’accordo col medico degli immigrati è don Carmelo La Magra, il parroco: “Lampedusa è tranquilla, vivibilissima, in estate è stata piena di turisti, turisti anche adesso…”.
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