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Roma, denuncia le violenze dei profughi. Tutte bugie: indagata

La donna ha innescato una spirale d'odio contro un centro di accoglienza al Tiburtino III. Non era vero niente. Altre tensioni davanti alla parrocchia tra migranti e gruppi di estrema destra

Uno dei migranti del centro della Croce Rossa di Roma

globalist

2 Settembre 2017


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Si è inventata tutto. Non è vero che quel profugo eritreo ha lanciato sassi contro un gruppo di ragazzini e ha quasi sfiorato suo nipote di soli 12 anni. Non è vero che lei, la donna che ha innescato questa spirale di follia, è stata sequestrata e picchiata dagli ospiti della struttura della Croce Rossa che dà riparo a ottanta migranti. Tutte bugie, fandonie. Fake news si direbbe oggi. Fatto sta che le dichiarazioni di P.P., 36 anni, hanno provocato una quasi guerriglia tra i residenti del quartiere e i profughi assistiti in via del Frantoio. A farne le spese un migrante, ferito alla schiena e ricoverato in ospedale con una prognosi di 30 giorni, e una comunità che non riesce a ricucire tensioni, ferite, diversità.
Siamo a Roma, Tiburtino III, ieri periferia, oggi quasi centro. Il 29 agosto, verso le 22, parte la rappresaglia contro i migranti. La donna, urlando, racconta la sassaiola di un eritreo ai danni di un gruppo di bambini. Tra questi anche suo nipote. Quando P.P. cerca di difendere il piccolo – stando al suo racconto – viene dapprima sequestrata e poi pestata dai migranti. Bugie su bugie. Ora la donna, che ha anche precedenti per furto, è iscritta nel registro degli indagati della procura di Roma con l’accusa di lesioni aggravate dall’uso di arma: un tondino con il quale ha ferito il 40enne eritreo Yacob. L’iscrizione è avvenuta sulla base di una informativa dei carabinieri consegnata sabato al pm Alberto Galanti. Nessun rapimento, insomma, e perfino le ferite mostrate da P.P. sarebbero antecedenti al fatto. La donna avrebbe sì ricevuto uno schiaffo ma da parte del compagno che cercava di portarla via dal luogo della rissa. Eppure quelle urla, quelle accuse, hanno acceso gli animi, dato respiro a un odio forte. Per ore fuori dal centro della Croce Rossa una folla rabbiosa ha inveito. Quando la polizia è intervenuta per sedare gli animi portando via tre ospiti del centro, sono volate altre accuse. Gente che urlava contro i profughi: “Ecco, ti ho riconosciuto, eri quello che stanotte aveva in mano un bastone!”. E altri: “Ora basta, andate via, tornate al vostro Paese”. Bugie su bugie. Sembra che alla base di questa storiaccia ci sia un fatto banalissimo:  lei,  P.P. appunto, che chiede a Jacob l’eritreo, una sigaretta. Il diniego dell’uomo, che soffre perfino di disagi psichici, avrebbe scatenato tutto questo. E non basta. Ieri sera  35 migranti, secondo la Croce Rossa, sarebbero rimasti bloccati  per  oltre un’ora dentro la Chiesa di Santa Maria del Soccorso da gruppi di estrema destra. Si tratterebbe per lo più di donne e bambini. Si erano recati nella parrocchia del quartiere per assistere alla Messa.  Per uscire è dovuta intervenire la Polizia. Una piccola storia ignobile. Un’altra cicatrice sulla pelle stanca di Roma.

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