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Francesco si confessa: anni fa fui aiutato da una psicanalista ebrea

In un libro di dialoghi con il sociologo Dominique Wolton il Papa racconta un retroscena inedito

Papa Francesco
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globalist

1 Settembre 2017 - 09.16


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Se qualcuno aveva ancora un dubbio, seppure piccolissimo, che Francesco prima che papa è un uomo, la notizia che, quando era ancora quarantenne, l’allora umile sacerdote che girava per il variegato mondo delle periferie povere di Buenos Aires, andava una volta alla settimana da una psicoanalista, conferma l’umanità di chi, sedendosi sul soglio petrino, ha voluto mostrare al mondo d’essere come gli altri.
Via la solennità, via gli orpelli della ritualità tanto cara ai suoi predecessori, Francesco sta rivoluzionando la Chiesa a partire dall’obbligo che sente di raccontare tutto di se stesso, senza reticenze, senza piccole bugie. E’ per questo che non sorprende il fatto che, candidamente come suo solito, ha detto (non confessato: non c’è nulla di cui pentirsi) al sociologo Dominique Wolton della sua esperienza sul lettino dello psicoanalista. Così, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo.
La confidenza sarà uno dei punti più interessanti del libro (”Politica e società”, edizioni L’Observatoire) che Wolton sta per dare alle stampe e che trae materia dalle interviste che il pontefice ha rilasciato al sociologo, parlando anche delle donne che hanno avuto un ruolo importante nella sua vita.
Una di queste era una psicoanalista ebrea dalla quale l’allora ancora monsignor Jorge Mario Bergoglio si recava per essere aiutato, perché di questo si tratta. Il pontefice non ha rivelato molto altro, ma sembra chiaro che quei sei mesi trascorsi a sottoporsi a sedute di psicoanalisi dovrebbero coincidere con gli anni nei quali l’Argentina si trovava sotto la scure della dittatura militare.
Pochi particolari su quell’esperienza, ma le cose che ha detto a Wolton sono estremamente significative, almeno per chi guarda a Francesco sia come al papa dei cattolici che come ad un uomo che altri hanno fortemente voluto come successore di Pietro.  
”Mi sento libero – ha detto a Wolton -. Certo, sono in una gabbia, qui al Vaticano, ma non spiritualmente. Non mi fa paura niente”. Frasi che squarciano, per l’ennesima volta, la coltre di conformismo esasperato che avvolge la curia romana e verso la quale Francesco non ha mai nascosto la sua ribellione, il volere con fermezza e determinazione che la Chiesa torni tra la gente e la smetta di pensarsi al di sopra di essa. Ed al sociologo Wolton, Francesco dice un’altra cosa, che potrebbe inizialmente sorprendere, prima d’essere chiarita dallo stesso pontefice: ”  Papa dei poveri? No – spiega – perché è un’ideologizzazione. Io sono il Papa di tutti, dei ricchi e dei poveri. Dei poveri peccatori, a cominciare da me”.

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