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Orrore a Roma? Il fotomontaggio di Dagospia sul femminicidio è da avvoltoi

Le gambe segate di una donna ritrovate in un cassonetto. E il sito cafonal sguazza nel sangue virtuale

La copertina di Dagospia
La copertina di Dagospia

globalist

16 Agosto 2017 - 10.06


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Da Dagospia si può accettare che in estate si vadano ad elencare le “canzoni del cazzo”, come è stato fatto ieri. Chi vuole, in libertà scorra pure “l’elenco del cazzo”, e magari provi a canticchiarle. Libero di farlo e di andare appresso a Dagospia. Il sito di D’Agostino è libero di seguire passo passo le gesta dell’illustre italiano Vacchi, libero di farlo, liberi i vacanzieri di seguire quelle cronache di una Italia sgangherata.
Ma non si può, come ha fatto questa mattina Dagospia, su una notizia orribile, il ritrovamento di due gambe mozzate in un cassonetto dei Parioli, a Roma, giocare con l’orrore e con un dolore ancora da definire. Quando Dagospia esce con questa discutibile copertina non si conosce l’identità della vittima il cui corpo è stato così orribilmente mutilato, non si sa ancora se dietro questa morte ci sia il dolore di un padre, la disperazione di una madre, la ricerca vana di un compagno di vita, di figli. E Dagospia non ha dubbi sul poter giocare col fotomontaggio di un cassonetto dal quale spuntano due gambe mozzate, osso segato e sangue compresi.

Una copertina pulp assai inopportuna, anche e soprattutto se la vittima fosse un povero Cristo, una donna sola e disperata, una donna costretta allo schiavismo. Si può cazzeggiare su tante cose, ma la vita che si perde nella morte, soprattutto quando questo passaggio avviene per la violenza di qualcuno; questo richiede riserbo e tanto buon gusto. Ecco, un consiglio, il cattivo gusto Dagospia se lo tenga in serbo per tante altre sue pagine quotidiane che portano tanti soldini.

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