La preoccupazione di Save the Children: non siamo noi le spie della Iuventa

La Ong che ha siglato l'intesa con il Viminale: le segnalazioni sono partite dagli addetti alla security

Una operatrice di Save the Children

Una operatrice di Save the Children

globalist 5 agosto 2017

Le indagini e la rivelazione di veri e presunti retroscena ha creato un clima avvelenato tra le stesse Ong che rischiano di guardarsi con sospetto: "Sono preoccupato soprattutto dal fatto che si possa pensare oggi ad una esagerata vicinanza, a una non vera indipendenza di Save the Children dal governo italiano, dopo la firma da parte nostra a differenza di altri del Codice di Condotta delle Ong. Temo che si possa pensare che abbiamo fatto la spia sul conto della nave Iuventa, e non è vero. Save the Children non c'entra niente. E' stato il personale tecnico della nave, cioè gli addetti alla security, al salvataggio, a fare le segnalazioni".
Lo ha detto il direttore generale di Save the Children Italia, Valerio Neri. Sui ragazzi della Ong Jugend Rettet, "non li conosco personalmente, ma penso le stesse cose che ha detto il procuratore di Trapani: ragazzi in buona fede, che spinti dalla voglia di fare possono aver agito non correttamente, ma dubito che abbiano interessi economici", dichiara Neri. "Salvare la gente in mare è un lavoro difficile, pericoloso, pesante. Si può fare solo se si possiede nel Dna un grande spirito umanitario". E comunque, ha tenuto a ribadire, "non siamo taxi del mare, i nostri regolamenti lo vietano".