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Il Papa interviene su Charlie: difendere la vita soprattutto quando è ferita

Pur senza nominarlo Francesco ha affrontato il caso del neonato legato a una macchina

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Papa Francesco, sul suo account Twitter, interviene (pur senza nominarlo) sul caso di Charlie Gard

globalist

30 Giugno 2017


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“Difendere la vita umana, soprattutto quando é ferita dalla malattia, é un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo”. Così Papa Francesco, sul suo account Twitter, interviene (pur senza nominarlo) sul caso di Charlie Gard, il neonato britannico gravemente malato al centro di una lunga battaglia legale che vede soccombere il desiderio dei genitori di tentare una cura sperimentale, negli Stati Uniti, per tenere in vita il piccolo.

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L’accusa dei genitori del piccolo Charlie
Cris e ConnieYates, i genitori del piccolo Charlie in un video girato all’interno dell’ospedale fecero delle accuse precise: siamo stati spogliati dei nostri diritti di genitori. Un video straziante, indipendentamente dall’opinione sulla decisione di staccare la spina. Perché il dolore dei genitori va totalmente compreso: «Abbiamo promesso ogni giorno al nostro bimbo che lo avremmo riportato indietro», ha detto la madre, Connie Yates, in un video girato in ospedale e fatto pervenire al Mail online. «Volevamo fargli il bagnetto — ha aggiunto il padre Chris — metterlo nella culla in cui non ha mai potuto dormire, ma ce lo hanno negato. Sappiamo che nostro figlio morirà ma non abbiamo voce in capitolo su come accadrà».
La coppia ha anche diffuso una foto in cui i due genitori appaiono sdraiati accanto a Charlie, dicendo di «voler passare le ultime ore preziose vicino al nostro bimbo». «Non ci hanno permesso di scegliere se far vivere nostro figlio e non ci hanno permesso di scegliere dove o quando morirà», hanno scritto su Facebook.
Siamo stati spogliati dei nostri diritti di genitori — ha accusato il padre —. Il nostro ultimo desiderio, quando tutto è andato contro di noi, era di portare il nostro piccolo a morire a casa». «Li abbiamo pregati di concederci il weekend — ha aggiunto la madre —. Amici e parenti volevano venire a vedere Charlie per l’ultima volta. Ma non c’è tempo neppure per questo. I dottori ci avevano detto che non si sarebbero affrettati a spegnere il ventilatore. Ma ci stanno mettendo fretta: non solo non siamo autorizzati a portare nostro figlio in un altro ospedale per salvargli la vita, ma non possiamo neppure scegliere come e quando morirà».

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