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E' morto Stefano Rodotà: il giurista che difendeva i diritti civili

Intellettuale di rango, straordinario parlamentare è morto a Roma

Stefano Rodotà
Stefano Rodotà

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23 Giugno 2017 - 17.45


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Ci ha lasciati all’età di 84 anni, Stefano Rodotà.

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Sono tantissimi i messaggi postati sui social di condoglianze alla famiglia che ricordano il ruolo avuto in ambito politico e in quello diritti nella storia del nostro Paese.

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Nato a Cosenza il 30 maggio 1933, da meno di un mese aveva festeggiato il suo 84esimo compleanno. La politica, così come lo studio, fecero parte della sua vita sin da giovanissimo: figlio di un insegnante di matematica poi iscritto al partito d’azione, Stefano Rodotà aveva uno zio segretario locale della Dc. Nel 1953 si laureò in Legge a Roma per poi diventare appena 40enne, docente di diritto civile alla Sapienza. Una passione ed un impegno, quello accademico, da sempre fusi a quello politico. Milita da giovane nei Radicali. A lui il titolo di essere tra i primi professori a scrivere regolarmente sui giornali, introdotto da Elena Croce, figlia di Benedetto. Tra le sue importanti collaborazioni si annovera anche quella con il quotidiano Repubblica, a partire dalla sua nascita. Nella sua vita ci furono anche molti viaggi, sempre all’insegna dell’insegnamento che lo vide docente a Oxford, in Francia, Germania e Stati Uniti.

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Il suo ingresso in Parlamento è datato 1979 quando, a sorpresa, Stefano Rodotà rifiutò di schierarsi con i Radicali scegliendo di candidarsi come indipendente di sinistra nelle liste del Pci. Successivamente si dimetterà dopo essere stato eletto vicepresidente alla Camera. Dal 1997 al 2005 ricoprì il ruolo di garante della privacy. Al centro della sua vita, ruoteranno fino alla fine i diritti, individuali e sociali. Tanti gli argomenti cari a Stefano Rodotà. Dalla laicità dello Stato al rapporto tra Stato e Chiesa, passando per i valori della Costituzione, il rapporto tra democrazia e religione, la bioetica e la libertà di stampa. Nonostante avesse compiuto 80 anni, Rodotà ha sempre manifestato enorme modernità, tanto da scoprirsi star del web e parlare ai giovani. Lascia la moglie Carla, alla quale era legato da oltre mezzo secolo e due figli, Carlo e Maria Laura, anche quest’ultima firma del giornalismo così come la madre, penna di Repubblica.

Lo ricordano. “Ricordo Stefano Rodotà grande giurista, intellettuale di rango, straordinario parlamentare. Una vita di battaglie per la libertà”, scrive su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

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Il presidente del Senato Pietro Grasso, sulla sua pagina Facebook. ricorda il giurista scomparso: “Ha dato moltissimo al nostro Paese. Ho avuto tante volte l’occasione di incontrarlo e confrontarmi sul tema dei diritti, a lui particolarmente caro e al quale ha dedicato decenni di impegno: ne ricordo l’intelligenza vivace e la straordinaria capacità di affrontare con linguaggio semplice temi profondamente complessi. Ci mancherà”.

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