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Non solo gli insegnanti, anche gli studenti sono eroi

Nella notte tra la prima e la seconda prova un corsivo che onora l'impegno degli studenti troppo spesso bistrattati.

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Esame di Stato

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21 Giugno 2017


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Chi insegna oggi è un eroe ha detto Dacia Maraini pochi giorni fa.

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Questa mattina non ho potuto fare a meno di pensare che sono eroi anche gli studenti, i giovanissimi studenti che devono resistere in una scuola che li vuole già proiettati nel mondo del lavoro quando avrebbero ancora il diritto di studiare senza doversi improvvisare piccoli dipendenti di chissà quale ente o azienda, gli stessi giovanissimi studenti che oggi hanno affrontato la prima prova all’esame di maturità.
Ho letto parecchie frasi di repertorio sulla ormai stantia metafora della notte prima degli esami: c’è chi parla di vertigini, di senso di smarrimento, di afasie e di entusiasmi, di soglie da superare, di cicli che si concludono e di nuovi cicli che cominciano ma al di là di tutta questa retorica che tenta goffamente di costruire un’aura mitica e spirituale ad un momento ormai svuotato di contenuti nella vita di uno studente, non ho letto cosa ne pensano i diretti interessati, i giovani.
Forse, mi sono detta, è perché gli eroi stanno in silenzio e non sanno di essere eroi.
Quando questo pomeriggio poi ho letto le tracce della prima prova m’è scappato un mezzo sorriso.

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Caproni, Natura tra minaccia e idillio nell’arte e nella letteratura, disastri e ricostruzione, robotica e futuro tra istruzione, ricerca e mondo del lavoro, miracolo economico italiano, concetto di progresso.

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Letti così, tutto d’un fiato ed elencati in questa maniera volutamente approssimativa, questi temi sono tutto e niente e non solo per un ragazzino che sta affrontando uno dei tanti esami della propria esistenza.

Vorrei limitarmi a fare presente che bisognerebbe smetterla di far credere ai giovani che questi esami di maturità sono la fine e l’inizio di tutto e che bisognerebbe anche smetterla di fare finta di non sapere che molto spesso i giochi sono fatti. Gli Esami di Stato sono una pura formalità, un sudare e affannarsi per superare una pratica burocratica ammantata di misticismo.

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Queste due tracce che ho appena proposto (perdonate l’ironia, mi è scappata la mano) mi porterebbero fuori strada e per questo anche io voglio concentrarmi sulla traccia A, quella in cui aiutato da domande terribilmente banali e piatte, il maturando avrebbe dovuto analizzare una poesia di Caproni.

Sto verificando che in molti credono sia lecito, addirittura stimolante, analizzare un poeta senza conoscerlo, per essere liberi di esprimere emozioni e opinioni.
La cosa mi stupisce e vagamente mi indigna.
Per analizzare criticamente una poesia non basta affidarsi alle sensazioni, esprimere quali emozioni suscita e riassumere il contenuto informativo, mi sembra così ovvio. Per analizzare criticamente occorre conoscere il contesto in cui l’autore scrive, chi sono i suoi interlocutori, quale Storia e quali altre vite lo circondano. Esistono molti livelli possibili per accostarsi ad un’opera d’arte, specialmente se si ha la consapevolezza che ogni opera d’arte è l’atto di un animale politico, non uno sfogo adolescenziale diariesco (ad un certo livello anche sacrosanto, per carità, ma bisogna avere il coraggio di ammettere che deve rimanere assolutamente privato). Esiste una sostanziale differenza tra il leggere e commentare avendo a disposizione una biografia anemica ed il conoscere dopo avere studiato, slabbrato, lacerato e assorbito una poesia fino al midollo.

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Il Miur non sa forse che i programmi scolastici raggiungono a stento il più che bistrattato Pirandello, tranne qualche raro caso di docenti-eroi illuminati? Altro che Caproni!

Studenti eroi che non sapete e dovete dissimulare, studenti eroi che vi chiedete a cosa siano serviti cinque anni di scuola se a stento conoscete qualche terzina di Dante (e riuscite a non confonderlo con Petrarca), mi rivolgo a voi. Poeti come la Morante, Pasolini e Caproni, Sanguineti, Penna (e non continuerò perché gli altri, se non li avete già scoperti avete il diritto di scoprirli da soli e non qui elencati come pezzi di carne da macello sentimentalista) poeti come questi non li troverete né a scuola, né sui manuali. Li troverete nei libri, nelle biblioteche, nei carteggi e nelle loro stesse parole. Perché le parole sono come i corpi di questi poeti e vi possono toccare e prendere a schiaffi come i vostri amici, ma soprattutto sono l’eredità di quei corpi che hanno vissuto e lottato.

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P.S.
Qualcuno di voi che legge e che avesse anche (eroicamente) svolto la traccia su Caproni potrebbe avere immenso piacere a scoprire che spesso i poeti, essendo amici tra loro (una volta era così), si dedicavano versi. È così che noi lettori appassionati possiamo scoprire che i poeti sono uomini e donne, usando le parole come lenti e specchi. A me piace e moltissimo pensare a Caproni con le parole di Pasolini.

«Anima armoniosa, perché muta e, perché scura, tersa: se c’è qualcuno come te, la vita non è persa»

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