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Papa Francesco: "Siate preti per vocazione e non per far numero"

Nell'incontro con la plenaria della Congregazione per il clero al centro i giovani e il tema della preparazione di sacerdoti adeguati alla missione

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Papa Francesco Bergoglio

globalist

1 Giugno 2017


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Papa Francesco all’assemblea plenaria della Congregazione per il Clero richiama sulla formazione sacerdoti e vescovi all’autenticità della “chiamata” dal Signore, puntanto sui giovani come vere risorse. 

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“Vorrei dire due cose spontaneamente, la prima sui ‘posti vuoti’, non riempire quei posti con gente che non e’ stata chiamata dal Signore, non prendere da qualsiasi parte, esaminare bene la vocazione di un giovane la autenticita’, e se viene per rifugiarsi o perche’ sente la chiamata del Signore, ricevere solo perche’ abbiamo bisogno, cari fratelli vescovi, questa e’ una ipoteca per la Chiesa, una ipoteca”. Ma ancora, oltre il discorso scritto Papa Francesco aggiunge: “la vicinanza, vescovo vicino ai sacerdoti, vescovi vicini ai preti, quante volte,  ho sentito le lamentele di sacerdoti che questo l’ho detto tante volte forse lo avrete sentito, ma, ‘ho chiamato il vescovo, non c’era, ho chiesto un appuntamento, la segretaria mi ha detto che era tutto pieno fino a tre mesi’, e quel prete rimane staccato dal vescovo”.

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“Ma se tu vescovo – continua papa Francesco – sai che nella lista delle chiamate ha chiamato un prete e tu hai l’agenda piena, quello stesso giorno o il giorno dopo, non di piu’, richiamalo al telefono, valutate insieme se e’ urgente o non urgente ma e’ importante che quel prete senta che ha un padre, vicinanza, non si puo’ guidare una diocesi, non si puo’ far crescere e santificare un sacerdote senza la vicinanza paternale del vescovo”. Solo cosi’  e’ possibile – conclude Bergoglio – evitare il rischio “del ‘prete burocrate’, che e’ ‘chierico di Stato’ e non pastore del popolo”.

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Sui giovani, vera risorsa, spesso mal giudicata Papa Francesco aggiunge:

“Bisogna ammettere  che, spesso, i giovani sono giudicati in modo un po’ superficiale e troppo facilmente sono etichettati come generazione “liquida”, priva di passioni e di ideali. Di certo  ci sono giovani fragili, disorientati, frammentati o contagiati dalla cultura del consumismo e dell’individualismo. Ma questo non deve impedirci di riconoscere che i giovani sono capaci di scommettere ‘fermamente’ sulla vita e di mettersi in gioco con generosita’; di puntare lo sguardo verso il futuro e di essere, cosi’, un antidoto rispetto alla rassegnazione e alla perdita della speranza che segna la nostra societa’; di essere creativi e fantasiosi, coraggiosi nel cambiare, magnanimi quando si tratta di spendersi per gli altri o per ideali come la solidarieta’, la giustizia e la pace. Con tutti i loro limiti, essi sono sempre una risorsa”.

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