Storia di Lamine, giovane richiedente asilo che insegna disegno ai bambini

Lamine Diatta, arrivato in Italia due anni fa dal Senegal, ha portato con sé la sua passione per la pittura e gli acquerelli

Lamine, il richiedente asilo che insegna disegno ai bimbi
Lamine, il richiedente asilo che insegna disegno ai bimbi
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25 Aprile 2017 - 11.43


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Insegnare è un’esperienza divertente, nuova e stimolante, per Lamine, trentunenne senegalese richiedente asilo che fino a pochi mesi fa non aveva mai 

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pensato di potersi mettere alla prova con un compito simile. Tutto è nato dalla mostra “Carte postale”, allestita con i quadri del giovane lo scorso febbraio nella sede dell’associazione culturale Saltinbanco, in via della Battaglia 9 (e ora al bar Senza Nome, in via Belvedere). L’occasione era la presentazione del numero uno di “ZacRepublic!” (illustrata da Lamine), la rivista dei richiedenti asilo di Bologna promossa dalla cooperativa sociale Arca di Noè, che gestisce il Centro Zaccarelli, struttura bolognese di seconda accoglienza che ospita 54 persone, compreso il giovane senegalese. 

In Saltinbanco hanno subito visto la sua propensione artistica come una preziosa risorsa, decidendo così di coinvolgerlo dei laboratori di disegno e pittura per bambini, affiancandolo a Nadia Velev, che nei mesi precedenti stava facendo lavorare i partecipanti sulla tecnica dell’acquerello e su soggetti animali. Il punto di partenza di ogni incontro sono stati spesso proprio i lavori del senegalese: i bambini li avevano visti durante la mostra, non sapendo però chi fosse l’autore; sapevano invece che lo avrebbero incontrato di lì a qualche settimana e questo, unito alla percezione che i quadri riproducessero un mondo lontano e sconosciuto, ha creato in loro un forte senso di attesa. Così, quando gli 8 giovani allievi hanno incontrato Lamine, lo hanno tempestato di domande. “I bambini prestano grande attenzione ai particolari, sono attenti e curiosi – racconta Lamine – . Vogliono sapere cosa rappresenta quel cerchio, per esempio, oppure perché ho scelto quel colore e non un altro. I miei disegni raccontano la natura dell’Africa, un posto che loro non hanno mai visto”. 

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La storia e il viaggio di Lamine cominciano in Senegal, sua terra natale: quando arriva in Italia, nel 2015, di chilometri sulle spalle ne ha già tanti, è stato a lungo in nord Africa, soprattutto in Libia e Algeria, facendo i lavori più disparati: alcuni richiedevano conoscenze e abilità manuali, come il calzolaio, altri erano molto più fisici e impegnativi. Tanta voglia di mettersi in gioco e di riscattarsi, e un amore radicato, profondo, per la natura, che Lamine ha iniziato a trasferire sul foglio bianco attraverso i suoi disegni e che lo ha portato fino al laboratorio della Manifattura Saltinbanco. Un momento di scambio e condivisione, una straordinaria occasione di crescita sia per Lamine, messo alla prova da questa esperienza inaspettata e appagante, sia per i bambini, che possono esplorare un pezzo di mondo attraverso la voce e l’espressione artistica di qualcuno che lo ha vissuto in prima persona.

Un percorso all’insegna della reciprocità. “Spesso – spiega Michele Cattani, operatore del Centro Zaccarelli – si parla di tolleranza invece che di integrazione, o si intende quest’ultima come un processo unilaterale; ma l’integrazione dà i suoi frutti solo se coinvolge entrambe le parti in causa, se è un percorso fatto insieme”. Oggi Lamine ha un documento, lavora come magazziniere, parla bene l’italiano e ha ottenuto la licenza media. “Storie come la sua rispecchiano il modello d’accoglienza proposto dallo Zaccarelli e da Arca di Noè – conclude Cattani – il nostro obiettivo è la creazione di percorsi di inserimento lavorativo per persone svantaggiate, in questo caso dei richiedenti asilo. L’autonomia delle persone, però, non può prescindere dal rispetto delle loro propensioni e inclinazioni”. 

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Il laboratorio, la cui prima parte si è appena conclusa, è rivolto a bambini tra i 9 e i 12 anni che vogliono avvicinarsi al mondo del disegno e della pittura; i lavori realizzati saranno esposti in occasione della tradizionale festa di chiusura delle attività della Manifattura Saltimbanco, tra fine maggio e inizio giugno, negli spazi di via della Battaglia. (Erica Di Cillo)

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