Strage di via D'Amelio: nuova sentenza e vecchi interrogativi

Prescrizione per Scarantino il falso pentito costyruito a tavolino per allontanarci dalla verità su quell'estate di sangue di 25 anni fa

Borsellino e Falcone

Borsellino e Falcone

globalist 20 aprile 2017

Incredibilmente ( o forse no ) la prescrizione salva il protagonista assoluto dei depistaggi della strage di via D’Amelio, Vincenzo Scarantino. Le bugie che hanno tenuto in carcere sette innocenti per quindici anni costano dieci anni di reclusione solo ai falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci, salvo Vincenzo Scarantino. La sentenza-beffa emessa in  serata nell’aula bunker di Caltanissetta dalla corte presieduta da Antonio Balsamo. Era il processo-quater per la strage di via D’Amelio. I giudici hanno accolto la nuova versione della strage riferita, nove anni fa, dal pentito Gaspare Spatuzza. Condanna all’ergastolo di altri due mafiosi fino ad ora erano rimasti fuori dalle indagini,Salvuccio Madonia e Vittorio Tutino, entrambi accusati di strage.

Dopo quasi undici ore di camera di consiglio al processo "Borsellino quater", una sentenza che riapre uno scenario inquietante. Scarantino ottiene la prescrizione grazie alla concessione delle attenuanti per essere stato indotto a rendere false dichiarazioni. Ma indotto da chi? Una domanda alla quale dovrà lavorare il nuovo procuratore, Amedeo Bertone, che aveva parlato di  "comportamento scorretto" dei poliziotti. Ricordiamo che lo scorso anno, l'indagine aperta a Caltanissetta sui poliziotti accusati di aver costretto il pentito a rendere false dichiarazioni era stata archiviata. "Sono soddisfatto per la sentenza - ha detto, infatti, Bertone - ma le indagini sulle stragi di mafia non sono ancora finite..." Dunque, è il tempo di quelli che si dicono "ulteriori approfondimenti". Nella sentenza, ai familiari delle parti civili costituite sono state liquidate provvisionali immediatamente esecutive comprese tra i 100mila e i 500mila euro ciascuno.
Scarantino, principale protagonista di quello che è apparso come un depistaggio di Stato viene salvato 25 anni dopo la strage. E' il 1993, Scarantino viene arrestato dall'allora capo del gruppo stragi Arnaldo La Barbera. Scarantino racconta di aver rubato la 126 che, imbottita di tritolo, aveva fatto saltare in aria Paolo Borsellino e la sua scorta. Solo undici anni dopo e dopo nove processi che in tutti i gradi di giudizio avevano accolto le false dichiarazioni di Scarantino, il pentimento di Gaspare Spatuzza ha fatto luce sulla grande bugia che copriva un depistaggio di Stato, indicando nel gruppo di fuoco di Brancaccio i veri colpevoli del macello di via D'Amelio.
Chiuso il processo-quater resta il compito di cercare la verità su quello che stava dietro Scarantino, su chi muoveva i fili del pupo che portava la giustizia lontana dalla verità e dai veri colpevoli. Soprattutto dai mandanti, non tutti riconducibili alla mafia. La "verità" di Scarantino si sapeva che prima o poi sarebbe stata smontata, lo hanno fatto con il loro racconto pentiti ben più credibili. Ma tanto bastava, quella finta verità serviva a prendere tempo. da un lato il tempo, dall'altro le archiviazioni, come quella arrivata qualche mese fa quando il procedimento a carico di tre poliziotti del gruppo stragi ( quello guidato da La Barbera )accusati di aver costretto Scarantino a fare quelle dichiarazioni sotto minaccia, si è concluso con un'archiviazione. E vicini al venticinquesimo anniversario di quella estate di stragi, Capaci, poi Via D'Amelio, più delle sentenze pesano i buchi neri dove si nascondono quelle entità, quei poteri occulti ben conosciuti da Falcone e Borsellino. Per questo uccisi, e in fretta, perché non avessero il tempo di smascherare insospettabili traditorii dello Stato e della democrazia.