Sbarcato a Lampedusa, pericoloso terrorista estradato: ora è sotto processo in Usa

Adam Harun è finito nelle maglie dei controlli della polizia italiana. La richiesta di estradizione Usa, dove era ricercato, è stata accolta. Rischia ora l'ergastolo.

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10 Aprile 2017 - 11.00


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Dopo gli attacchi di terroristici al cuore dell’Occidente, un intenso monitoraggio della popolazione straniera è stato portato avanti dalla polizia negli ultimi anni.

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Nelle maglie di questa attività di controlli su vasta scala è finito un pericoloso terrorista di al Qaeda, Adam Harun, cittadino nigeriano nato in Arabia Saudita: un mujahiddin che ha combattuto in Afghanistan e in Africa dal 2001 al 2011 ammazzando decine di soldati della Coalizione, in particolare americani. Sbarcato a Lampedusa, è stato smascherato e arrestato e processato in un primo tempo dal tribunale di Agrigento.

Fino ad essere poi estradato, su richiesta Usa concessa dal Guardasigilli negli Stati Uniti, paese che da anni gli dava la caccia. Proprio in questi giorni negli Usa è cominciato il processo contro il terrorista.
Harun, interrogato dalla polizia italiana, aveva ammesso (come si legge nei documenti di estradizione) “di aver fatto parte di al Qaeda, di essere stato addestrato in campi in Afghanistan e Pakistan all’uso di armi da fuoco, lanciarazzi, esplosivi. E di aver preso parte a numerose azioni militari e scontri a fuoco con soldati Usa uccidendone lui stesso alcuni”.

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Harun aveva anche partecipato alla preparazione di un attentato contro una ambasciata americana a Lagos. In fuga dalla polizia americana è poi finto in Libia dove è stato arrestato. Ma una volta resisi contro del suo calibro terroristico, il libici lo imbarcarono su un peschereccio. E lo spedirono in Italia. Dove, però, fu arrestato.
Il peso della sua pericolosità Harun l’ha fornito quando ha dichiarato, lasciando sconcertati gli investigatori italiani e americani che lo interrogavano, Era “ ancora pronto ad organizzare attentati sul suolo europeo”, come lui stesso ha dichiarato agli investigatori. Ne è seguita la richiesta d’estradizione del governo Usa, accolta dall’Italia.

E ora l’ex militante di al Qaeda si trova a rispondere alle accuse di un giudice americano e rischia l’ergastolo.

Solo nel 2016 – il dato, in linea con gli anni precedenti, è stato presentato in occasione della Festa della Polizia che oggi celebra il 165esimo anniversario dalla fondazione – le persone sottoposte a controlli antiterrorismo nell’operazione di monitoraggio italiana, sono state 165 mila.
“Si tratta quasi di una attività di intelligence – spiegano al Viminale – le indagini preventive si concentrano nei porti (comprese le zone di sbarco dei migranti), nelle aree ferroviarie, presso gli info point e i money transfer, e nelle stazioni di partenza dei bus. Nel caso di un attentato, queste informazioni raccolte negli ultimi 10 anni potranno servire a ricostruire i movimenti, i contatti e gli ambienti frequentati di un potenziale terrorista, sia esso un ‘lupo solitario’ o affiliato a una organizzazione”.

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