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Il Vaticano non è più paradiso fiscale: da oggi entra nella white list

L'ingresso nella lista è conseguenza dell'entrata in vigore della convenzione fiscale con l'Italia che inaugura il regime di scambio di informazioni fiscali.

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globalist

4 Aprile 2017 - 18.10


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Cambio di casacca per lo stato del Vaticano che esce dalla lista ‘nera’ dei paradisi fiscali ed entra direttamente nella ‘white list’ fiscale italiana con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto firmato lo scorso 23 marzo dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, con il quale si aggiorna l’elenco dei paesi con i quali è attivo un scambio di informazioni in materia fiscale, in nome della trasparenza.
Questo consentirà al Vaticano, che da oggi inaugura il regime di scambio di informazioni fiscali e finanziarie, la non applicazione di imposte su redditi di natura finanziaria percepiti dai residenti nei paesi interessati. L’ingresso del Vaticano è diretta conseguenza dell’entrata in vigore della convenzione fiscale con l’Italia.
«È una conferma che il processo di riforma va avanti». Con queste parole Greg Burke, direttore della Sala stampa vaticana, sottolinea l’importanza del cambiamento avvenuto.
Oltretevere si rimarca che questa novità «conferma il processo di riforma e di trasparenza», dimostrando che lo Stato della Città del Vaticano «è un paese collaborativo e trasparente dal punto di vista delle informazione ai fini fiscali»
L’inserimento della Santa Sede (insieme ad altri paesi) nell’elenco aggiorna quello previsto dal precedente decreto del ministro delle finanze del 4 settembre 1996, e avviene come effetto automatico dell’entrata in vigore il 15 ottobre scorso, a seguito della ratifica da parte del Parlamento italiano, della Convenzione tra la Santa Sede e il Governo della Repubblica italiana in materia fiscale, firmata nella città del Vaticano il primo aprile 2015, che promuove lo scambio di informazioni a fini fiscali tra la Santa Sede e l’Italia e disciplina l’adempimento degli obblighi fiscali dei soggetti residenti in Italia. Proprio l’articolo 1 della Convenzione prevede lo scambio di informazioni a fini fiscali. Tale ‘white list’ ai “fini fiscali” è comunque diversa e non deve essere confusa con quella europea concernente l’efficacia dei sistemi anti-riciclaggio. Benchè si tratti di due “liste bianche” differenti, l’inserimento in quella ai fini fiscali, si sottolinea sempre in Vaticano, costituirà tuttavia un elemento di valutazione utile anche per il giudizio di “equivalenza rilevante” per l’inserimento nella “white list” anti-riciclaggio. I nuovi ingressi nella “white list” sono undici: Cile, Principato di Monaco, Nauru, Niue, Barbados, Andorra, Saint Kitts and Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Samoa e Uruguay.

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