Piccola vittoria No Tap: 9 ulivi rimossi riportati indietro

Il risultato è stato raggiunto grazie all'accordo tra i sindaci della zona

Proteste dei No Tap

Proteste dei No Tap

Fulvio Colucci 1 aprile 2017

Temporanea svolta nella vicenda “no Tap”. Gli ulivi espiantati nella mattinata di oggi a Melendugno, in provincia di Lecce, durante il blitz effettuato per la ripresa dei lavori di costruzione del microtunnel che servirà il gasdotto, tornano lì dove sono stati sradicati. Si tratta di nove esemplari appena rimossi dal cantiere di San Basilio e che avevano preso la strada di Masseria del Capitano dove saranno ripiantati salvo clamorosi dietrofront (sono 211 in tutto).
Il risultato, accolto come una vittoria dal movimento “no Tap” che ha “riaccompagnato” gli ulivi nella dimora naturale in un lunghissimo corteo (quindici chilometri) sulla strada provinciale Melendugno-Calimera, è stato raggiunto grazie all'accordo tra i sindaci della zona, che sostengono la protesta del movimento contrario al Trans adriatic pipeline, l'impianto attraverso il quale giungerà in Italia il gas dell'Azerbaijan e il vice questore di Lecce Nicola Miriello. I manifestanti hanno rinunciato così al blocco stradale iniziato nella prima mattinata in risposta alla ripresa, a sorpresa, dei lavori.
La strada provinciale era stata occupata da circa trecento persone sin dalle prime ore del mattino: donne, uomini e bambini accorsi da Melendugno per riprendere la protesta contro i lavori e, soprattutto, l'espianto degli ulivi. La notte precedente è stata carica di tensione. Si temeva che, confermata la notizia di una riapertura del cantiere, potessero verificarsi nuovi scontri tra manifestanti e forze dell'ordine.
Il risultato della mediazione tra sindaci e polizia apre un piccolo spiraglio di luce su un orizzonte che, però, rimane incerto. Cosa succederà lunedì se ripartiranno le attività nel cantiere di San Basilio? Domani sera a Lecce è previsto un presidio e un'assemblea pubblica aperta alla cittadinanza dei “no Tap”.
A conferma che un filo lega la protesta di Melendugno a quella di Avetrana, in provincia di Taranto, dove per la costruzione di un depuratore si sta procedendo all'espianto di ulivi in zona Urmo Belsito, la presenza ieri di una delegazione “no Tap” alla manifestazione organizzata dal “Movimento unitario intercomunale di protesta popolare contro l’allocazione del depuratore dei comuni di Sava e Manduria”.
Quattromila persone, partendo dalle donne protagoniste assolute della protesta, hanno sfilato nel centro della cittadina in una marcia imponente che ha coinvolto anche i commercianti (chiusi i negozi) per dire no all'attuale progetto presentato dall'Acquedotto pugliese, pur con le modifiche imposte dalla Regione Puglia grazie alle quali si esclude lo scarico a mare delle acque reflue sostituendolo con vasche di contenimento. La soluzione però non convince gli ambientalisti. Decisiva sarà la prossima settimana quando il Consiglio comunale di Manduria si pronuncerà sulla questione, dopo aver già respinto la variante ai lavori. Quel giorno è indetta nel centro della provincia di Taranto una nuova manifestazione del movimento.
Insomma è un fronte unico quello degli ulivi che corre, nel profondo Salento, da Melendugno ad Avetrana. Una “trincea verde” in difesa di radici (non solo in senso letterale), memoria e futuro perché non c'è futuro senza memoria. E la memoria rimanda a 35 anni fa, quando Avetrana lottò contro il progetto di una centrale nucleare con lo stesso impeto popolare. Ieri come oggi.