No Tap, una piccola vittoria per gli attivisti: sospeso l'espianto degli ulivi

Il cantiere dovrebbe rimanere chiuso per mancanza di uomini e mezzi delle forze dell'ordine per garantire la sicurezza nel presidio.

Cantiere Tap, presidio delle forze dell'ordine

Cantiere Tap, presidio delle forze dell'ordine

globalist 30 marzo 2017

Una piccola vittoria degli attivisti No Tap: il cantiere per la realizzazione del gasdotto Tap, che porterà in Europa il gas dell’Azarbaijan dovrebbe restare chiuso e quindi l’espianto degli ulivi è sospeso. Le forze dell’ordine non avrebbero infatti la disponibilità di un numero di uomini e mezzi sufficienti per presidiare il cantiere. Inizia così, con questa notizia, il 14esimo giorno di manifestazione a Melendugno, in Salento, dove nei giorni sorsi si sono verificati scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, che per permettere al cantiere di proseguire non hanno esitato a caricare la folla.


Nella notte le strade che collegano l’area di cantiere in località San Basilio alla marina di San Foca e alla strada regionale 8 sono state bloccate con la realizzazione di blocchi artigianali (muretti a secco, cassonetti della spazzatura rovesciati e materiale di risulta).  Dunque, nonostante la zona sia stata militarizzata nei giorni scorsi, i mezzi delle ditte incaricate dell’espianto degli ulivi e del trasporto nel sito di stoccaggio oggi, 30 marzo 2017, non possono lavorare.


Ad oggi sono 130 in tutto gli alberi spostati finora, rispetto ai 215 che Tap ha programmato di trasferire dal tracciato dell’opera alla masseria del Capitano. I lavori veri e propri di espianto si sono svolti nell’arco di quattro giorni, due dei quali (martedì 28 e mercoledì 29 marzo) caratterizzati da forti tensioni.