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Sentenza rivoluzionaria: lo streaming di film online è lecito

Il tribunale ha annullato una sanzione verso un gestore di siti. Il file sharing non è lucro, ma risparmio di spesa

Immagine di repertorio
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globalist

27 Marzo 2017 - 10.31


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Rivoluzione sullo streaming in arrivo direttamente dai tribunali. Per la prima volta, infatti, un giudice ha annullato una sanzione di 600 mila euro a un gestore di siti che consentiva di vedere in streaming film online.

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Il tribunale coinvolto è quello di Frosinone, che ha emesso la rivoluzionaria a febbraio, ma l’avvocato del gestore dei siti (filmakers.biz, filmaker.me, filmakerz.org, e cineteka.org), Fulvio Sarzana l’ha resa nota ora. “Finalmente un giudice ha riconosciuto che non è automatica la violazione del diritto d’autore se un sito ospita link a streaming di film e musica su internet, anche con banner pubblicitari, se non è chiaro il fine di lucro, ha affermato Sarzana a Repubblica.it.

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Finora, la sanzione era automatica: se avevi un sito che dava la possibilità di vedere un film in streaming, veniva considerato illecito. Invece il giudice in questione ha spiegato che la questione è più complessa. Infatti, non basta che ci sia la visione del film in streaming e i banner pubblicitari; perché il sito sia da considerarsi illecito, bisogna dimostrare in cosa consista il danno per chi detiene i diritti del copyright. Se non sono dimostrati e quantificati, vedere un film in streaming non è lucro, ma solo un risparmio di spesa. E come tale, non è punito dalla legge sulla difesa del copyright.

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“Si tratta di una sentenza molto rigorosa, emessa dopo una lunga analisi operata dal Giudice sul portale e sulle singole fonti di prova”, ha dichiarato Sarzana. “Il giudice, rilevando come l’indicazione di link non possa qualificarsi come messa a disposizione diretta di file protetti dal diritto d’autore ha ritenuta lecita l’attività del portale”. “E questo nonostante la presenza di banner pubblicitari. Il giudice infatti ha evidenziato quanto in sé il file sharing, ovvero la condivisione di file protetti dal diritto d’autore, sia un risparmio di spesa e non una attività con finalità di lucro”. E che quindi non si possano applicare, in quei casi, le disposizioni penali sul diritto d’autore e le conseguenti sanzioni amministrative.
“Non basta infatti che il sito produca reddito, ma occorre dimostrare che l’attività di lucro sia collegata alla singola opera e che ne sia il corrispettivo, perché altrimenti siamo in presenza di un risparmio di spesa e non di una attività di messa a disposizione per finalità di lucro”, ha concluso Sarzana.

Il giudice infatti, a quanto si legge nella sentenza, ha affermato: “Giova precisare che l’art. 171-ter, 2 comma, lett. a-bis della L. 633/41 presuppone la comunicazione al pubblico a fini di lucro di un’opera protetta dal diritto d’autore, o di parte di essa, attuata mediante la sua diffusione in un sistema di reti telematiche, attraverso connessioni di qualsiasi genere. Con l’espressione ‘a fini di lucrò deve intendersi un fine di guadagno economicamente apprezzabile o di incremento patrimoniale da parte dell’autore del fatto”.

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