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L'Ue bacchetta l'Italia: "Pochi rimpatri". Gentiloni: "Su accoglienza non accettiamo lezioni"

Secondo il rapporto il sistema italiano non funziona.

Migranti
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globalist

8 Marzo 2017 - 10.49


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Pochi rimpatri di migranti, ricollocamenti lenti e centri di accoglienza assolutamente inadeguati. Sono alcuni dei punti critici evidenziati dal rapporto del Consiglio d’Europa, sul sistema di accoglienza italiano.

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“Le debolezze del sistema italiano di rimpatri volontari e delle espulsioni forzate rischia di incoraggiare l’afflusso di un sempre maggior numero di migranti economici irregolari”. E’ la messa in guardia che il rappresentante speciale del segretario generale del Consiglio d’Europa per le migrazioni e i rifugiati, l’ambasciatore Tomas Bocek, fa all’Italia nel suo rapporto basato sulla visita condotta nel Paese lo scorso ottobre.

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Secondo il rapporto del Consiglio d’Europa, “non funziona” il sistema di custodia legale per i minori non accompagnati che arrivano in Italia, e gli hotspot in cui sono obbligati a trascorrere lunghi periodi sono “luoghi inadatti a garantire le loro necessità”.
L’autore del rapporto, il rappresentante speciale per le migrazioni Tomas Bocek, spiega però che la nuova legge italiana sulle misure di protezione, “è un passo avanti molto buono”, anche se resta da vedere come sarà applicata nella pratica.

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“È chiaro che il ricollocamento dei richiedenti asilo dall’Italia verso altri Paesi attualmente richiede troppo tempoe questo crea ulteriore pressione sul sistema d’accoglienza, oltre a incoraggiare i richiedenti asilo a cercare di entrare in altri Paesi illegalmente”. Come sottolineato nel documento del Consiglio, “mentre una parte dei ritardi possono essere attribuiti alle procedure a livello Ue, alcuni derivano da problemi” procedurali italiani.

Tuttavia nel rapporto si pone l’accento sulla necessità che anche gli altri Stati facciano la loro parte.

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Dal canto suo il premier Paolo Gentiloni nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo, afferma: “L’attività di governo” è concentrata su una serie di misure, “dall’immigrazione alla pubblica amministrazione, dal processo penale alla sicurezza urbana, dalla legge sulla povertà al ddl sulla concorrenza: sfido chiunque ad indicare un altro governo e un altro Parlamento in Europa impegnati su un complesso di riforme come quello su cui siamo impegnati in Italia. Non siamo i primi della classe, ma non accettiamo lezioni e lavoriamo nell’interesse comune”.

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