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Gran Ghetto di Rignano, questore: l'incendio potrebbe essere di natura dolosa

Piernicola Antonio Silvis ha detto: "Alcuni soggetti sobillavano gli altri ad andare via. Probabilmente non volevano uccidere qualcuno ma solo fare un danneggiamento"

Incendio nel Gran Ghetto di Rignano
Incendio nel Gran Ghetto di Rignano

globalist

5 Marzo 2017 - 09.58


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Dopo l’incendio e dopo le ruspe che lo hanno raso al suolo del Gran Ghetto di Rignano – la baraccopoli nelle campagne tra Rignano e San Severo popolatasi nell’arco di 20 anni per il flusso ininterrotto di migranti africani che, sfruttati dai caporali, cercano un lavoro nelle campagne della Capitanata – restano solo macerie. E adesso è il momento di indagare per scoprire perché Mamadou Konate e Nouhou Doumbia, due abitanti del campo provenienti dal Mali, sono morti nelle loro baracche distrutte dall’incendio. I due lavoratori hanno perso la vita perchè fino all’ultimo, come centinaia di altri migranti, si sono rifiutati di lasciare il ghetto dove da tre giorni era cominciato lo sgombero ordinato dalla Prefettura di Foggia.

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Sull’incendio, che secondo i primi elementi raccolti gli inquirenti ritenevano accidentale, il questore di Foggia, Piernicola Antonio Silvis, avanza il sospetto che sia stato appiccato volontariamente. “Ci sono 7-8 soggetti che conosciamo bene che sobillavano gli altri ad andare via – ha spiegato – probabilmente non volevano uccidere qualcuno ma solo fare un danneggiamento”.
L’ordine di sgombero della baraccopoli era partito dopo che la Dda di Bari aveva revocato la facoltà d’uso della baraccopoli messa da mesi sotto sequestro per presunte infiltrazioni criminali. Ultimate ieri le operazioni di sgombero prima di dare il via alle ruspe, ormai nella baraccopoli non c’è più nessuno salvo qualche curioso che dal perimetro osserva le macerie. Anche gli ultimi migranti irriducibili che volevano restare per non perdere i contatti con i procacciatori di manodopera, tra ieri e oggi hanno raccolto le loro poche cose e sono andati via: in molti sono ora ospitati in strutture messe a disposizione dalla Regione Puglia e dal Comune di San Severo con la Caritas.
“Quel campo – ha detto il governatore pugliese, Michele Emiliano – era una vergogna per l’Italia”, e “la Regione Puglia è riuscita a supportare le operazioni umanitarie e di sgombero del campo, e ad alloggiare più di 300 persone”. Resta il dolore per quelle due morti e la vergogna per le condizioni disumane in cui vivevano i migranti del Gran Ghetto. Per questo, Emiliano assicura che a breve la Regione predisporrà “le modalità attraverso cui qualunque lavoratore dovesse venire in Puglia troverà alloggio civile, con l’aiuto di tutte le organizzazioni, delle imprese agricole e dello Stato, per far sì che il collocamento in agricoltura non sia nelle mani dei capi neri che controllavano mafiosamente quel campo, ma sia nelle mani delle istituzioni, delle imprese e della Regione Puglia”.
   

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