Completato lo sgombero: il Gran Ghetto sottratto al caporalato

La tensione resta alta: c'è un’inchiesta su possibili infiltrazioni criminali.

Completato lo sgombero del gran ghetto

Completato lo sgombero del gran ghetto

Fulvio Colucci 5 marzo 2017

Si è concluso a Rignano Garganico, in provincia di Foggia, lo sgombero di 350 persone dal “Gran Ghetto” che un incendio ha distrutto la notte tra il 2 e il 3 marzo. Le fiamme sarebbero state di origine dolosa secondo l’ipotesi formulata dal questore del capoluogo pugliese, Piernicola Antonio Silvis. Completata la demolizione delle baracche, la prefettura foggiana ha comunicato: “Il ghetto è stato sottratto al caporalato”. Tutto questo, purtroppo, non senza pagare un prezzo altissimo. Il fuoco ha ucciso due migranti originari del Mali: Mamadou Konate e Nouhou Doumbia.
La tensione, però, resta alta. Il “Gran Ghetto” è al centro di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari su possibili infiltrazioni criminali. La notte scorsa a San Severo, Comune che ospita sul proprio territorio la baraccopoli appena demolita, un’auto in corsa ha esploso alcuni colpi di pistola contro mezzi della polizia parcheggiati vicino a un albergo nei pressi della stazione. Il sindaco Francesco Miglio, che aveva incontrato il ministro dell’Interno Marco Minniti il 28 febbraio, ha parlato di attacco alle istituzioni, lasciando però alle indagini il compito di chiarire se l’episodio criminale ha, in qualche modo, legami con lo sgombero del ghetto.
Durante l’evacuazione delle baracche, già distrutte dal fuoco,  non si sono registrati incidenti. Il ghetto di Rignano era l’unico rifugio possibile per centinaia di uomini impegnati nella raccolta di frutta e ortaggi lungo le campagne del Tavoliere, non avendo gli immigrati la possibilità di pagarsi una casa con il proprio lavoro. All’indomani dell’incendio, i migranti avevano manifestato davanti alla prefettura di Foggia contro la chiusura del “Gran Ghetto”. A spingerli verso il gesto clamoroso la paura di essere trasferiti in luoghi nei quali il controllo dello Stato tenesse alla larga i caporali con il paradossale, tragico, risultato di far perdere loro qualsiasi possibilità di lavoro. Il trionfo dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, se lo schiavo difende il padrone.
Sono due le strutture che da oggi ospitano i profughi della baraccopoli: l’ex Arena e l’azienda agricola Fortore nel territorio di San Severo. La prima è allestita dal Comune, la seconda dalla Regione Puglia. Secondo le notizie giunte dopo lo sgombero, tutti i migranti del campo hanno trovato alloggio nei due centri. Questo sarebbe avvenuto, ha voluto evidenziare ancora la prefettura di Foggia, con la consapevolezza, da parte degli stessi migranti, che la loro qualità della vita migliorerà. Sempre la prefettura ha ribadito che l’attività di controllo e contrasto al caporalato continuerà monitorando anche le aziende agricole. Per battere una piaga come il caporalato però, uno sgombero non può certo bastare.