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Ventitrè porte sbattute in faccia: il dramma di Giulia che voleva abortire

Una quarantenne, già madre di due bambini, ha vissuto una vera e propria odissea per poter procedere all’interruzione volontaria della sua terza gravidanza in Veneto.

Legge 194
Legge 194

Claudia Sarritzu

1 Marzo 2017 - 15.01


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La storia di Giulia mi commuove appena la leggo ma non mi stupisce. È metà dicembre, manca poco a Natale, la festa della famiglia anche per chi non crede. Scopre di essere incinta e per legge ha soli 90 giorni per procedere all’interruzione volontaria della gravidanza. Dodici settimane, tre mesi. Spesso ti accorgi solo gli ultimi giorni -prima della scadenza del tempo imposto dalla norma- di aspettare un bambino. La donna che ha quarant’anni e altri due figli è al secondo mese e inizia a contattare telefonicamente le strutture più vicine a Padova. Niente da fare, tutte e 23 le strutture ospedaliere contattate le danno una risposta negativa: “non ce la facciamo”, “siamo già al limite”, “non riusciamo a stare nei tempi”, “ci sono le vacanze”, “sono tutti obiettori”, “il problema non è solo trovare un medico ma anche l’anestesista può essere obiettore di coscienza”,”non siamo nelle condizioni di…”.

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Vorrei che vi metteste nei panni di Giulia, che vestiste quel corpo che le ha fatto un brutto scherzo. Ha preso questa decisione con sofferenza perché è già madre e nessuno abortisce a cuor leggero, soprattutto chi sa quanto si amano i figli. Sa lei perché vuole o perché deve. Non spetta a noi giudicare o chiedere spiegazioni. L’aborto è un diritto, ma in questo paese sembra che sia un diritto di serie B, prima arriva il diritto di obiettare per il medico e per tutto il personale ospedaliero, l’unico che da questa legge medioevale sembra realmente tutelato. La donna è disperata così contatta la Cgil che l’aiuta. A gennaio finisce la terribile odissea e Giulia abortisce all’ospedale di Padova, quella prima struttura contattata che le aveva detto in precedenza no. Mancano pochi giorni allo scadere del limite imposto dalla legge 194 ma Giulia ce la fa. Intanto la politica finge di essere dalla parte delle donne (se lo fosse davvero questa legge sull’obiezione verrebbe cambiata). L’assessore veneto alla sanità, Luca Coletto ha annunciato un’indagine interna. Ma fra pochi giorni non se ne parlerà più fino al prossimo caso. 

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In basso la cartina dell’Italia. Dove ci sono le percentuali degli obiettori che negano il diritto alla donna di interrompere una gravidanza che avviene dentro il suo corpo (“suo”, cosa che molti scordano).

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Sono sarda e con orgoglio apprendo che la mia regione consente alle donne vivere una maternità libera e non imposta. 

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