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Caso Manca, Ingroia: "Le rivelazioni di un pentito riaprono l’indagine per omicidio"

Ingroia ha rivelato di aver “ricevuto qualche mese fa una lettera dal carcere da parte di un detenuto che voleva "togliersi un peso"...

Antonio Ingroia
Antonio Ingroia

globalist

13 Febbraio 2017 - 12.59


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Nel 13esimo anniversario della morte dell’urologo siciliano Attilio Manca, il legale della famiglia, Antonio Ingroia ha riferito: “Sul caso Manca la procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio”. L’uomo era stato trovato senza vita nel suo appartamento di Viterbo nel 2004. Ingroia ha rivelato di aver “ricevuto qualche mese fa una lettera dal carcere da parte di un detenuto. Un uomo del barcellonese che della mafia ha fatto parte. Questo soggetto fa i nomi di alcuni di quelli che hanno commesso il delitto e vedendo le interviste di Angela Manca, mamma di Attilio, si è deciso a togliersi un peso che aveva sulla coscienza”. Il detenuto che ha inviato la lettera ad Ingroia sarebbe, secondo la ricostruzione del “Fatto quotidiano” è Giuseppe Campo, collaboratore di giustizia.
“Ha detto di aver mandato più volte lettere alle procure senza mai essere stato interrogato – spiega ingroia -. Ha raccontato che mentre era in libertà, qualche mese prima che Attilio morisse, aveva ricevuto l’ordine di ucciderlo, che gli erano state date le armi e che quell’omicidio doveva essere fatto a Barcellona Pozzo di Gotto. Durante la fase organizzativa, però, qualcuno lo stoppa perché era stata trovata una soluzione diversa. In un secondo momento ha saputo che Manca era stato ucciso in maniera diversa. Gli uomini della mafia gli dissero che era stato fatto in maniera più soft, senza fare rumore perché era meglio che l’omicidio venisse fatto a Viterbo. Non solo. Ha anche saputo che Manca sapeva troppo sulla latitanza di Bernardo Provenzano e che quindi era meglio non attirare troppo l’attenzione su Attilio. Le ragioni per cui doveva essere ucciso, dunque, riguardavano il fatto che lui aveva saputo qualcosa sulla latitanza di Provenzano. Questo uomo, oggi pentito, mi ha anche detto chi sono stati gli assassini o alcuni degli assassini. Ci sono persone che la famiglia Manca ha sempre pensato fossero coinvolte. Questo verbale di interrogatorio è stato consegnato alla procura di Roma che ovviamente dovrà compiere tutti gli accertamenti”.
La procura antimafia di Roma, intanto, come riferito dallo stesso Ingroia, “ha aperto da diverso tempo un’indagine per omicidio contro ignoti. La notizia ci è stata confermata le scorse settimane. Per la prima volta vediamo uno spiraglio per il futuro dopo che per anni ci siamo scontrati con un muro di gomma. Attilio Manca non si è suicidato, dunque, con un’overdose. Ma è stato ucciso da qualcuno. E il fatto che la procura di Roma si occupi di questo è la dimostrazione che l’omicidio ha a che fare con la mafia. Un dato importante e del tutto incompatibile col processo in corso a Viterbo e che cammina come un cavallo pazzo che ha i paraocchi e non vede quel che accade nella vicina procura di Roma”.

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