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Sesso, millennials confusi su prevenzione e contraccezione

Un'indagine del Censis fotografa il rapporto dei giovani italiani con la sessualità. Le prime esperienze sessuali arrivano a 17 anni

Immagine di repertorio
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globalist

8 Febbraio 2017 - 12.25


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Amore e sessualità. Come si rapportano i giovani italiani con questi due aspetti della vita? A quanti anni si avvicinano al sesso? Che idea anno della contraccezione e della gravidanza?

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Un’ndagine del Censis, presentata oggi a Roma e realizzata con il supporto di Sanofi Pasteur-Msd e distribuita da Msd Italia, è stata condotta su 1.000 giovani dai 12 ai 24 anni e fotografa proprio il rapporto dei millennials italiani con la sessualità.

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I primi rapporti arrivano poco dopo i 16 anni, in attesa del rapporto sessuale completo che avviene in media a 17 anni, con il 93% di questi ultimi che dichiara di stare sempre attento per evitare gravidanze, ma non tutti (il 74,5%) si proteggono sempre per evitare infezioni e malattie a trasmissione sessuale.

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Ma è proprio sulla distinzione tra contraccezione e prevenzione che i giovani hanno le idee un po’ confuse. Il rapporto rileva che Il 70,7% usa il profilattico come strumento di prevenzione, ma il 17,6% dichiara di ricorrere alla pillola anticoncezionale, collocandola erroneamente tra gli strumenti di prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili, piuttosto che tra i mezzi di contraccezione.

il 94% dei giovani italiani ha sentito parlare di infezioni e malattie sessualmente trasmesse. L’Aids è la patologia viene maggiormente citata e conosciuta (89,6%). Solo il 23% indica la sifilide, il 18% la candida, il 15,6% il papillomavirus e percentuali tra il 15% e il 13% la gonorrea, le epatiti e l’herpes genitale. “Gli adolescenti e i giovani millennial che abbiamo interpellato si muovono in un mondo inondato di immagini e contenuti sessuali sempre più facilmente accessibili. Eppure circa il 50% dichiara di avere dubbi in materia di sessualità – dice Ketty Vaccaro, responsabile dell’area Welfare e Salute del Censis. – Se in larga misura dichiarano di proteggersi anche dalle infezioni sessualmente trasmesse, non sempre sono consapevoli dei rischi che corrono”.

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