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Sicilia, salviamo la riserva marina di Torre Salsa dall'ecomostro

Raccolta firme per fermare un mega progetto di un colosso tedesco che vuole costruire un resort di lusso nell'oasi naturale del Wwf

Torre Salsa, Sicilia
Torre Salsa, Sicilia

globalist

5 Febbraio 2017 - 16.17


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E’ uno dei tratti di costa più belli del Mediterraneo. Un paradiso in terra. Torre Salsa, in Sicilia, tra Agrigento e Sciacca è a rischio cemento. L’opinione pubblica si mobilita, è in corso una raccolta di firme per fermare il progetto che procede spedito. Nonostante la recente approvazione del disegno di legge “Istituzione, gestione e valorizzazione delle aree protette” sulla gestione delle riserve e dei parchi naturali, il Comune di Siculiana ( Comune nel quale ricade la riserva )  insieme alla Regione Siciliana ha concesso tutte le autorizzazioni di legge al colosso tedesco Adler Spa & Resorts.

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Presto la meravigliosa riserva naturale di Torre Salsa, situata nel tratto di costa agrigentina che si distende tra Eraclea Minoa e Siculiana marina, sarà distrutta da un bel Resort a cura della Adler. L’oasi WWF di Torre Salsa si estende tra Siculiana Marina ed Eraclea Minoa in un territorio incontaminato dove si riproduce indisturbata la tartaruga marina Caretta caretta. Firmando la petizione, si chiede che la riserva venga preservata e riconosciuta come patrimonio culturale e ambientale italiano, anziché essere “svenduta” ancora una volta a stranieri.

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Secondo il disegno di legge n. 795 si dovrebbe migliorare la fruizione di parchi e riserve e  perfezionare il sistema delle aree protette in modo da favorire, nel rispetto dell’ambiente e del paesaggio, il rilancio culturale, sociale ed economico delle comunità locali, oltre che per concentrare le principali disposizioni in materia di aree protette. “Favorire le comunità locali nel rispetto dell’ambiente e del paesaggio.- si legge nella petizione già firmata da tantissimi, in Italia – io non credo che costruire un grande resort di lusso all’interno di un’area protetta possa essere definito come preservazione di un bene né potrà mai rispettare l’ambiente”. A denunciare quanto maturava in quel tratto di costa siciliana è stato anche Globalist.

Il colosso tedesco – o chi per lui – alla chetichella ha acquistato spezzoni di terra che i proprietari ritenevano poco remunerativi perché vincolati, e interdetti ad ogni costruzione. Recuperato il terreno utile al mega progetto, i vincoli sembrano essersi sciolti. Come in tanti altri casi, l’esca è la prospettiva di lavoro e posti di lavoro, come se la tutela e la valorizzazione di una riserva protetta non fosse la vera strada per realizzare posti di lavoro.

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