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Papa Francesco: "Basta spendere soldi in armi"

Il severo richiamo è contenuto nel discorso rivolto questa mattina agli ambasciatori del Burundi, Fiji, Maurizio, Moldavia, Svezia e Tunisia

Papa Francesco in un incontro con i diplomatici
Papa Francesco in un incontro con i diplomatici

globalist

15 Dicembre 2016 - 15.58


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Il Papa si è scagliato nuovamente contro le “scandalose spese per gli armamenti”, che continuano “mentre tante persone sono prive del necessario per vivere”. Il severo richiamo è contenuto nel discorso rivolto questa mattina agli ambasciatori del Burundi, Fiji, Maurizio, Moldavia, Svezia e Tunisia che gli hanno presentato le credenziali. Secondo il Papa, occorre “in ogni circostanza respingere la violenza come metodo di risoluzione dei conflitti e affrontarli invece sempre mediante il dialogo e la trattativa”.
“In particolare – ha aggiunto – coloro che ricoprono cariche istituzionali in ambito nazionale o internazionale, sono chiamati ad assumere nella propria coscienza e nell’esercizio delle loro funzioni uno stile non violento, che non è affatto sinonimo di debolezza o di passività ma, al contrario, presuppone forza d’animo, coraggio e capacità di affrontare le questioni e i conflitti con onestà intellettuale, cercando veramente il bene comune prima e più di ogni interesse di parte sia ideologico, sia economico, sia politico”.

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“Nel secolo scorso, funestato da guerre e genocidi di proporzioni inaudite, possiamo però ricordare – ha sottolineato Francesco – anche esempi luminosi di come la nonviolenza, abbracciata con convinzione e praticata con coerenza, possa ottenere importanti risultati anche sul piano sociale e politico”. “Alcune popolazioni, e anche intere nazioni, grazie all’impegno di leader nonviolenti, hanno conquistato – ha tenuto a rimarcare – traguardi di libertà e di giustizia in maniera pacifica”. “Questa – ha scandito – è la strada da seguire nel presente e nel futuro”.
“Voi – ha detto ancora ai nuovi diplomatici – provenite da regioni del mondo assai distanti e diverse tra loro, e questo fatto costituisce sempre qui, a Roma, un motivo di compiacimento, perchè l’orizzonte della Santa Sede è per sua natura universale, a causa della vocazione e della missione che Dio ha affidato al successore dell’Apostolo Pietro: missione essenzialmente religiosa, che tuttavia assume nella storia anche la dimensione dei rapporti con gli Stati e i loro governanti”.

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