Tredici rinvii a giudizio per gli appalti dei campi nomadi

Chiesti inoltre quattro patteggiamenti. Al processo il Comune di Roma si è costituito parte civile.

Foto d'archivio
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10 Dicembre 2016 - 18.28


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Sono tredici i rinviati a giudizio dal gip di Roma per un presunto giro di tangenti legato all’assegnazione di lavori in alcuni campi nomadi di Roma. Si tratta di un’indagine parallela a quella per Mafia Capitale che ha dato il via libera anche a quattro patteggiamenti.

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Tra le tredici persone rinviate a giudizio anche funzionari del dipartimento politiche sociali del Comune, imprenditori e altri pubblici ufficiali. Il prossimo 19 aprile si terrà il processo davanti alla ottava sezione penale nel quale il Comune di Roma si è costituito parte civile su istanza presentata dall’avvocato Enrico Maggiore dell’avvocatura interna dell’ente.

Fra coloro che hanno concordato la pena anche Emanuela Salvatori, funzionaria del Campidoglio già condannata a 4 anni per i suoi affari con il ras delle coop Salvatore Buzzi. I pm contestano, a seconda delle posizioni e per fatti avvenuti tra fine 2013 e marzo 2014 i reati di corruzione, falso e turbativa d’asta. Il gip Simonetta D’Alessandro ha ratificato i patteggiamenti per l’imprenditore Massimo Colangeli, pena due anni di reclusione e versamento di 40mila euro, Roberto Chierici, amministratore di due cooperative, che ha patteggiato una pena di 3 anni e 5 mesi e versamento di 75mila euro, Eliseo de Luca, il funzionario della polizia municipale (2 anni e 9 mesi oltre al versamento di 50mila euro), e Giuseppe Sesto, amministratore di una società coinvolta, che ha patteggiato 1 anno e 6 mesi di reclusione.

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