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Se vuoi uccido anche i bambini: le intercettazione di medico e infermiera

Medico e infermiera avrebbero somministrato un mix di farmaci in dosi letali. Tra i casi, anche marito della donna. L'accusa "delirio di onnipotenza".

Leonardo Cazzaniga, medico anestesista sessantenne e la sua amante, Laura Taroni, infermiera quarantenne
Leonardo Cazzaniga, medico anestesista sessantenne e la sua amante, Laura Taroni, infermiera quarantenne

globalist

29 Novembre 2016 - 16.21


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Un medico e la sua amante infermiera sono stati arrestati dai carabinieri con l’accusa di omicidio per alcune morti sospette in corsia e per il presunto omicidio del marito di lei.

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Leonardo Cazzaniga, anestesista di 60 anni, è accusato dell’omicidio di 4 anziani pazienti fra il 2012 e il 2013 all’ospedale di Saronno (Varese) dove lavorava e, successivamente, di aver ammazzato con Laura Taroni – infermiera dello stesso reparto arrestata anche lei oggi e ritenuta dalla Procura di Busto Arsizio l’amante del medico – il marito di lei, morto non in ospedale. Per entrambi l’accusa è comunque di omicidio volontario.

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“Se vuoi uccido anche i bambini”. “No, i bambini no”. È la conversazione shock – una delle più inquietanti – intercettata dai carabinieri. A parlare al telefono sono “dottor morte” e l'”infermiera killer” . Perché adesso li chiameremo così. Comunque. A farsi avanti con la nuova proposta omicida, dopo avere ucciso il marito somministrandogli una dose eccessiva di farmaci, è lei, Laura Taroni. Dall’altra parte del telefono c’è il suo amante, il vice-primario Leonardo Cazzaniga. “Se vuoi, li uccido anche loro…”. Loro sono i due figli di lei, l'”Angelo blu” e l “Angelo rosso”, li chiamava così l’infermiera. Quel “se vuoi..”, secondo gli investigatori, è da interpretare come volontà da parte della donna di compiacere al “delirio di onnipotenza” dell’amante medico: Cazzaniga che si attribuiva il potere di disporre della vita e della morte delle persone. Dei pazienti, quelli dell’ospedale di Saronno (Varese) dove la coppia lavorava prima di essere trasferita in altre strutture sanitarie.
“Poi facciamo fuori anche la nonna”. È con l'”angelo blu” che un giorno parla in auto – intercettata dai carabinieri di Saronno – Laura Taroni. Madre e figlio parlano dei modi per uccidere una persona.  “Ma poi la nonna Maria la facciamo fuori…” è la frase che finisce nelle intercettazioni. Ma ce ne sono anche altre. “Non sai quanto le nostre menti omicide messe insieme siano così geniali” dice il ragazzino (ha 11 anni) alla mamma. “Tua nonna non è possibile” gli replicava lei. “A tua nonna e a tua zia non è semplice… A meno che non gli fai tagliare i fili dei freni a tua zia… Gli tiri l’olio dei freni”. (…) “Poi c’è tua zia Gabriella… Non sei abbastanza grande per poter… Non sei abbastanza grande!” incalzava la donna. I due, nelle intercettazioni raccolte nel corso delle indagini, continuano a scambiarsi opinioni su progetti violenti fino a quando la donna aggiunge ancora: “E poi cosa avresti fatto? – rivolgendosi sempre al figlio – Le avresti fatte sparire così? Non è così semplice, sono grosse! L’umido da noi passa solo una volta a settimana (…) non abbiamo più neanche i maiali”. La donna conduceva un’azienda agricola (ndr).

L’operazione è stata denominata ‘Angeli e demoni’. Gli “angeli” e i “demoni”, dunque. Che è anche il nome dell’indagine – durata due anni – condotta dai militari dell’Arma coordinati dalla Procura di Busto Arsizio. Lo stesso nome del controverso libro di Dan Brown. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, iniziate nel 2014, il medico, che lavorava al pronto soccorso dell’ospedale di Saronno e che poi era stato trasferito, è accusato dell’omicidio di 4 pazienti anziani e malati ricoverati nello stesso reparto. I delitti sarebbero avvenuti dal febbraio 2012 all’aprile 2013. L’accusa sostiene che alle vittime l’anestesista ha somministrato “dosi letali di farmaci per via endovenosa, in sovradosaggio e in rapida successione”. I farmaci usati, spiega nel dettaglio la Procura in una nota, sono “clorpromazina, midazolam, morfina, propofol e promazina”. L’omicidio del marito dell’infermiera sarebbe avvenuto alla fine di giugno 2013. All’uomo i due arrestati avrebbero somministrato (non in ospedale), “per un lungo periodo, farmaci assolutamente incongrui rispetto alle sue reali condizioni di salute, debilitandolo fino a condurlo alla morte”.

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L’anestesista “usava riferirsi a un proprio ‘protocollo’ per il trattamento dei malati terminali”. E’ quanto ha ricostruito la Procura di Busto Arsizio nelle lunghe indagini iniziate dopo la denuncia di un’infermiera e che hanno escluso il movente economico: nei delitti che sarebbero avvenuti in ospedale, il medico non avrebbe quindi agito per un tornaconto personale. Le indagini hanno riguardato anche altri casi ritenuti sospetti: al momento quelli contestati sono 4.  

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