Milano, sognando il Muro tra via Padova e North of Loreto chic

Il sindaco Sala, dopo i fasti di Expo, si scopre trumpista della prima ora.

L'esercito a Milano

L'esercito a Milano

globalist 15 novembre 2016

di Pietro Manigas


La soluzione l’ha data Trump. Basta con queste cose effemminate di tolleranza e rispetto, occorre andarci giù duri e chirurgici. Un bel muro, tipo quello che divide il Messico dall’America. Ecco, un bel muro che divida i cattivoni, poveri, sfigati e tendenti a fare crimine anche organizzato dalla North of Milan dei creativi che tra Loreto e via Padova, vista Turro e Parco Trotter, vogliono fare una nuova Berlino.
La partita è già cominciata. L’esercito in via Padova è il segnale che il muro è possibile e che con la scusa della violenza, della droga, degli stranieri sporchi, si può ripulire tutto. Anche la coscienza.
“È un caso da manuale: luoghi che puntano sull’economia della conoscenza, dello stile, del cibo. Soggetti cosmopoliti. Spazi che sembrano rendere l’esperienza urbana appagante perché ora assomiglia a Berlino, col contraltare di appiattire la città a quegli esempi, omologarla alla moda. Manca solo una ciclofficina e il quadro è completo”. Questa è la dichiarazione  dell’autore di un libro intitolato “Gentrification” per l’appunto, Giovanni Semi, sociologo dell’università di Torino. Ovviamente la ciclofficina c’è già e presto fioriranno i bar fighetti tutti uguali con le bici appese e altri richiami alla vita creativa con brioche schifose plastificate e brunch orrido.  “Non è solo una questione di affitti. I giovani creativi non sono per forza più ricchi degli abitanti precedenti. Ma innestano una cultura diversa, omologante. Che finisce per avere l’egemonia su un territorio che per altri era già casa così com’era, senza bisogno di nomi o locali cool”, dice ancora Semi.
Ma torniamo al muro. A Milano la pressione criminale è forte. Come si fa a tamponarla? Non sono bastati i successi dell’Expo (è ironica…) a risolvere i problemi, né le inchieste sulla ‘ndrangheta che praticamente occupa e domina l’intera cintura esterna (oltre Muro e oltre tangenziale, diciamo). Il crimine va forte, al di là delle gang che si sfidano a pistolettate e del record di rapine che vede Milano al secondo posto dopo Napoli. Va forte il crimine organizzato. Per esempio, nei quartieri più gentrificati lo spaccio va fortissimo. E come si fa a togliere da questi quartieri i fornitori del prodotto più richiesto nella Milano by night?
Forse non basta un Muro. E nemmeno le camionette che fanno la guardia sotto il minareto di Unicredit, con vista Bosco Verticale, a protezione aggiunta a quella della polizia privata che difende il sonno tranquillo dei benestanti.
L’affare è complicato. Ma il cittadino medio, imboccato dal tarocchismo televisivo e affascinato di nuovo dal mito della sicurezza, sogna un trumpismo feroce, che difficilmente avrà come obiettivo il crimine vero, organizzato ed anche elegante, ma solamente la pulizia dei quartieri da ogni forma di povertà. O, per lo meno l’apparenza sotto forma di esercito in bivacco in luoghi improbabili.