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Il coraggio dell'uomo delle panelle

Una piccola grande storia che avrebbe fatto felici due uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Le panelle di Palermo
Le panelle di Palermo

Onofrio Dispenza

12 Novembre 2016 - 17.59


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La resistenza e l’opposizione alla mafia sono fatte di grandi testimonianze e di sacrifici umani enormi. Poi c’è una schiera di piccole resistenze quotidiane che non fanno storia, a malapena si ritagliano uno spazio nella cronaca locale. Per questo vale elevare una di queste piccole storie; storie di uomini che la resistenza intanto la fanno perché di mezzo c’è il pane quotidiano. E questo non è distante dal senso civico, anzi è il tassello elementare delle regole democratiche: “Io ho il diritto di lavorare e vivere, se tu me lo impedisci, è mio dovere e diritto combattere la tua prepotenza”. Siamo a Palermo, in una borgata marinara. “Tutto inizia un giorno d’estate…fa un gran caldo, si presentano due persone, uno, me lo ricordo, era proprio grosso. ..Ordinano panini e birra, poi mi dicono: “Tu di qua te ne devi andare…”. L’uomo che parla e ricorda il sopruso, l’ordine perentorio, il consiglio al quale non si può dire di no, è un uomo semplice: frigge e vende panelle.

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L’estate sceglie di lavorare a Mondello davanti ad uno stabilimento balneare, si guadagna un po’ di più. Un uomo semplice che trova la forza e il coraggio di denunciare i messaggi mafiosi, le intimidazioni e le prepotenze di uomini legati al boss della zona, un Galatolo. Il clan pretendeva la gestione in esclusiva delle vendite nella zona. Pure del popolare panino con le panelle. Come racconta Salvo Palazzolo sulle pagine palermitane di Repubblica, l’uomo delle panelle è stato aiutato da una di quelle organizzazioni antimafia nate in città negli anni seguiti al buio dell’attacco stragista di Cosa nostra. A sostenere questa piccola rivolta di un uomo semplice, questa volta è “LiberoFuturo”. Non appaia assurdo se dico che è più facile che a ribellarsi sia un grosso e ricco imprenditore con tanto da rischiare, sul piano finanziario. Più facile che trovi le istituzioni, che incroci la solidarietà della categoria. Quando a dire NO è un uomo semplice che può contare solo sull’impasto realizzato a casa e sull’olio che bolle nel padellone montata sul furgone, tutto richiede una grossa dose di coraggio.

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“Tre anni fa, arrivarono presto al dunque – racconta l’uomo delle panelle- io mi rifiutavo di andare via, e per questo iniziarono con piccoli sabotaggi…allontanavano i clienti…buttavano merda davanti al mio furgone… facevano parcheggiare decine di auto lì dove solitamente mi fermavo…distruggevano la scaletta che collega la mia piazzola alla spiaggia. Poi, mi tagliarono le forniture, imposero ai fornitori di non portarmi più bibite e angurie…”

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Dicevamo della denuncia, oggi tre arresti. L’accusa, violenza privata, con l’aggravante di aver favorito Cosa nostra. Una storia che racconta di una mafia in crisi, ma che conferma il disumano che c’è nel Dna di Cosa nostra, pronta ad accanirsi contro il più debole dei deboli. Non la mafia che incrocia la politica e l’imprenditoria, non la mafia che arruola professionisti e insospettabili, ma una mafia di borgata rimasta aggressiva e incattivita dall’aridità dei canali di finanziamento. Come ricorda Salvo Palazzolo su Repubblica, chi ancora pretende di comandare all’Acquasanta punta anche al controllo dei parcheggi degli ambulanti di bibite e panini nella zona del Velodromo. “Lì ci sono i cantanti”, dicono mafiosi nelle intercettazioni. Ma quello che dava fastidio era soprattutto la resistenza di quel panellaro, ostinato a restare, per difendere il pane quotidiano, quel pugno di euro da portare a casa.

“Non si muove dalla sedia – dicono di lui i mafiosi, intercettati- non se ne vuole proprio andare…”. Una insopportabile resistenza, un pericoloso oltraggio al potere dei boss della zona. “Perché dovevo andarmene? Lì io ci lavoro da vent’anni…”. Lui, l’uomo delle panelle, non ha scelta, se non difende quel posto, è finita. Il furgone è tutto, è il presente e il futuro. Affronta gli uomini che gli rendono la vita impossibile, sceglie di passare le notti in auto per difendere il suo furgone. “Io non scappo, io denuncio!”

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Una piccola storia, dunque, ma che avrebbe fatto felici uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Falcone diceva: “L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura senza farsi condizionare dalla paura”. E Borsellino consigliava:”“La paura è umana, ma combattetela con il coraggio”.

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