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Referendum, Cgil invita a votare No: la riforma è un'occasione persa

Dopo "mesi di discussione sul merito della riforma" approvato l'ordine del giorno. Ma il sindacato della Camusso non partecipa ai comitati.

Susanna Camusso, Cgil
Susanna Camusso, Cgil

globalist

8 Settembre 2016 - 21.28


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L’Assemblea generale della Cgil invita a votare No in occasione del prossimo Referendum costituzionale”. Così l’ordine del giorno approvato dal sindacato, dopo “mesi di discussione sul merito della riforma”.
    Ciò, si legge nel documento, “ferma restando la libertà di posizioni individuali diverse di iscritti e dirigenti, trattandosi di questioni costituzionali”. Inoltre si specifica che “la Cgil e tutte le sue strutture, nel preservare la propria autonomia, non aderiscono ad alcun Comitato”.

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Si tratta quindi della prima presa di posizione ufficiale da parte del sindacato guidato da Susanna Camusso, posto che già nei mesi scorsi erano emerse osservazioni critiche nei confronti della riforma.
La Cgil, si spiega nel documento, “valuta la modifica costituzionale da una parte un’occasione persa per introdurre quei necessari cambiamenti atti a semplificare, rafforzandole, le istituzioni. E, dall’altra, giudica negativamente quanto disposto da tale modifica perché introduce, senza migliorare la governabilità né il processo democratico, un rischio evidente di concentrazione dei poteri e delle decisioni: dal Parlamento al Governo, dalle Regioni allo Stato centrale”.
Ecco che, si legge nelle conclusioni, “l’Assemblea generale impegna tutte le strutture a diffondere queste valutazioni.

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La reazione del governo. “Il referendum adegua la Costituzione ai principi fondamentali. La riforma costituzionale attua quelli della prima parte e dà a quelli della seconda una configurazione coerente con i principi fondamentali che hanno fatto scuola nel mondo. Trovo singolare la decisione della Cgil di votare “No”, anche se ha dato libertà di coscienza ai suoi iscritti, perché la riforma realizza una delle tradizioni della Sinistra storica, quello del cameralismo perfetto”. Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti.

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Il testo: il motivi. Ferma restando la liberta’ di posizioni individuali diverse di iscritti e dirigenti, trattandosi di questioni costituzionali, dopo questi mesi di discussione sul merito della riforma, l’assemblea generale della Cgil invita a votare ‘no’ in occasione del prossimo referendum costituzionale.
L’assemblea generale impegna tutte le strutture a diffondere queste valutazioni”. E’ quanto si legge nell’ordine del giorno approvato oggi dall’assemblea del sindacato di Corso Italia. “La Cgil e tutte le sue strutture, nel preservare la propria autonomia, non aderiscono ad alcun comitato e considerano, come sempre, fondamentale la partecipazione al voto e sono impegnate a promuoverla e favorirla tra le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati, i giovani e i cittadini tutti”, sottolinea l’odg. La Cgildefinisce la riforma “un’occasione persa per introdurre quei necessari cambiamenti atti a semplificare, rafforzandole, le Istituzioni”.
La Cgil, si legge nell’ordine del giorno sul referendum approvato dall’assemblea, e’ partita da “una discussione tutta di merito delle modifiche costituzionali non volendo essere rinchiusa in una logica di schieramento o pregiudiziale”. “Per la nostra organizzazione- spiega l’Odg- l’auspicabile obiettivo di superare il bicameralismo perfetto, che anche la Cgil richiede da tempo, istituendo una seconda camera rappresentativa delle Regioni e delle Autonomie locali, e di correggere le criticita della riforma del 2001, si e’ tradotto in un’eccessiva centralizzazione dei poteri allo Stato e al governo”.

Il nuovo Senato, per composizione e funzioni, “avra’ difficolta’ a svolgere l’auspicato e necessario ruolo di luogo istituzionale di coordinamento fra Regioni e Stato, essenziale a conciliare le esigenze di decentramento con quelle unitarie”.
Al Senato, infatti, “non e’ attribuita congrua facolta’ legislativa in tutte le materie che hanno ricadute sulle istituzioni territoriali e la sua stessa composizione non garantisce l’adeguata rappresentanza e rappresentativita’ di Regioni e autonomie”, denuncia il sindacato di Corso Italia.

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Inoltre “la possibilita’, poi, per il governo di attivare una corsia preferenziale, per i provvedimenti ritenuti essenziali per l’attuazione del programma, in assenza di limiti quantitativi e qualitativi (salvo l’esclusione di alcune materie), attribuisce al Governo un eccesso di potere in materia legislativa”.
Secondo la Cgil “la semplificazione del procedimento legislativo che si voleva ottenere, con il superamento del bicameralismo perfetto, vanificata dalla moltiplicazione dei procedimenti previsti a seconda della natura del provvedimento in esame. Una moltiplicazione che richiedera’ il consolidamento di una prassi e rischia di rendere lo stesso iter delle leggi oggetto di contenzioso davanti la Corte costituzionale”.
I nuovi criteri, infine, “per l’elezione degli organi di garanzia – Presidente della Repubblica, Giudici della Corte costituzionale di nomina parlamentare, componenti laici del Csm – rischiano di essere subordinati alla legge elettorale, facendo cosi’ venir meno la certezza del bilanciamento dei poteri di cui la Costituzione deve essere garante, con la possibilita’ di determinare un restringimento del pluralismo e della rappresentanza delle minoranze”.
La riforma costituzionale “giudica negativamente quanto disposto perche introduce, senza migliorare la governabilita’ ne’ il processo democratico, un rischio evidente di concentrazione dei poteri e delle decisioni”, conclude l’organizzazione guidata da Susanna Camusso.

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