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Sojourner Truth, pioniera che lottò per l'abolizione della schiavitù

In mostra all'Università di Berkeley le sue cartes de visite. Tra le sue frasi più celebri: “Vendo la forma per sostenere la sostanza”

Una delle frasi più celebri di Sojourner Truth
Una delle frasi più celebri di Sojourner Truth

globalist

3 Settembre 2016 - 12.43


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Era analfabeta, ma fu una delle prime attiviste donne per i diritti dei neri e delle donne e combatte per tutta la vita per l’abolizione della schiavitù e della pena di morte. Sojourner Truth ha influenzato con i suoi diari e i suoi articoli su varie riviste (entrambi dettati) e i suoi discorsi i movimenti che avrebbero fatto la loro comparsa più di cento anni dopo.

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Nata a New York nel 1797, Sojourner Truth fu venduta la prima volta come schiava quando aveva solo 13 anni. Tra i suoi discorsi più significativi ci fu quello per i diritti delle donne durante la convention dell’Ohio nel 1851, che in seguito fu ribattezzato con il titolo Ain’t I a Woman?

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La sua fama è dovuta ai suoi ritratti, stampati sulle cartes de visite che fece quando aveva più di sessant’anni e fino a qualche tempo prima della sua morte, giunta nel 1883. Queste piccole fotografie di appena 10 centimetri erano state inventate dal fotografo André-Adolphe-Eugène Disdéri nel 1854, come valida alternative agli scatti tradizionali e per le persone meno abbienti.

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A differenza delle comuni cartes de visite, quelle di Sojourner Truth portavano sotto o sul retro dell’immagine, non il nome del fotografo, ma il suo. L’attivista le distribuiva nei suoi incontri o le inviava per posta ai suoi sostenitori. Accanto al suo nome, per esempio, aveva aggiunto anche una frase: “Vendo la forma per sostenere la sostanza”. Uno dei ritratti sulle cartes de visite più noti è quello in cui Sojourner lavora ai ferri: l’immagine doveva comunicare il senso del lavoro come strumento di emancipazione per gli schiavi.

Ora una mostra racconta la vita di Sojourner Truth proprio attraverso le sue cartes de visite. Sarà possibile visitarla al centro Bampfa dell’Università di Berkeley fino al 23 ottobre 2016. Oltre alle picole fotografie, è possibile ammirare appunti, immagini, lettere, autografi, francobolli e ritagli di giornali dell’attivista.

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