Genova, 18 anni fa: l'uccisione di Giuliani, la Diaz e Bolzaneto

Sono passati 18 anni, allora il mondo guardava al G8 di Genova, giorni che sono diventati simbolo di violenza.

Carlo Giuliani

Carlo Giuliani

globalist 19 luglio 2016

18 anni fa il G8 di Genova. 18 anni fa: l'uccisione di Giuliani, la Diaz e Bolzaneto. 18 anni e ancora gli e strascichi giudiziari e le polemiche non spengono il ricordo di quelle giornate del 2001. Furono giorni di protesta e giorni di grande violenza: il G8 di Genova del 2001 è entrato nell’immaginario collettivo come simbolo di devastazione e morte.


Il corpo di Carlo Giuliani sull’asfalto, ucciso da una pallottola sparata dal carabiniere Mario Placanica durante il corteo di protesta. In una giornata di violenza incredibile contro i manifestanti. E ancora la polizia che picchia pacifisti innocenti alla caserma di Bolzaneto e alla scuola Diaz: sono immagini che ci accompagna da 18 anni e che non possono essere calcellate. I manganelli, i pugni, il sangue: giovani, ragazze e ragazzi, selvaggiamente torturati, picchiati, umiliati dalle forze dell’ordine, che da difensori dello Stato, in quei giorni del 2001 si  trasformarono in carnefici.  


Gli echi del G8 del 2001 sono poi continuati per anni con i processi che hanno portato alle condanne di funzionari di polizia e le polemiche per le loro promozioni. Sette processi, un centinaio di imputati condannati tra cui i vertici della polizia nazionale e locale, oltre 300 udienze, 170 anni di reclusione comminati, otto pubblici ministeri impegnati, circa 120 avvocati per le difese e per le parti civili. E l'ultimo, in ordine di tempo, atto della giustizia: la Corte dei Conti che stima il danno patrimoniale e all'immagine dello Stato provocato dal comportamento della polizia in 12 milioni di euro.


A pagare il prezzo più caro di quei giorni fu, con la sua stessa vita, Carlo Giuliani. Per quella morte Mario Placanica fu prima indagato per omicidio e poi prosciolto per legittima difesa e uso legittimo delle armi.
"Il ricordo di mio figlio e il mio dolore sono un fatto privato - ha detto la madre di Carlo, Heidi Giuliani -. Ma non è privato il ricordo di quei giorni. Non continuiamo a dire: 'Quanto è successo...' in quei giorni tutto è stato voluto, premeditato e forse qualcosa è sfuggito di mano. Il movimento con le sue mille anime diverse faceva paura, l'hanno voluto ricacciare indietro con la violenza".


La memoria di quei giorni non si può affievolire perché il ricordo di quella cieca violenza non saranno mai una questione chiusa finché non ci saranno norme più severe nei confronti chi commette questi atti barbari. E, nonostante siano passati 18 anni, nessun governo dei tanti che si sono succeduti, è riuscito a inserire una normativa sul reato di tortura. Legge che, come ai tempi dei processi, è richiesto a gran voce.