Stuprata dal branco a 16 anni: ora le danno della "troia" su facebook

Ecco cosa deve sopportare una ragazzina di Salerno

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Claudia Sarritzu Modifica articolo

29 Giugno 2016 - 11.23


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di Claudia Sarritzu

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Lo stupro di una donna non finisce mai nel momento in cui il mostro, o i mostri come in questo caso escono dal suo ventre. Continua durante gli interrogatori in caserma, le visite mediche in ospedale dove cercano (spesso con modi inumani) di capire se sei una pazza bugiarda. Continuano nello sguardo di chi osserva e cerca di trovare una causa scatenante, come se la violenza avesse sempre una colpa. Lo stupro si consuma in ogni “però, ma, forse, perché”. O ancora più esplicitamente con frasi come questa che violentano più in profondità la vittima, violentano un intero genere. Ogni volta che questa frase viene pronunciata tutte le donne del mondo ricevono uno schiaffo mortale:“Avete visto bene come quella si concia e se ne va in giro?”.

Ecco cosa deve sopportare la 16enne di Salerno che pochi giorni fa era stata violentata dal branco in un garage a San Valentino Torio. Oggi è costretta a subire un’altra aggressione: una valanga di insulti sul suo profilo Facebook.

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A riportarli è “Il Mattino” che ben scrive “frasi in piena sintonia con le tante in corsa libera nello stupidario incontrollato dei social forum, digitate da compagni di scuola, adolescenti amici dei cinque o anche conoscenti della ragazza, in vena di commenti carichi di minaccioso scherno verso di lei, e sfruttando l’occasione validi come messaggi espliciti nei confronti di tutte le altre perché se ne stiano avvisate: “Se fate le troie, questo meritate”.

 

Ovviamente a insultare la ragazzina sono soprattutto i maschi. Gli amici, parenti e conoscenti dei 5 minorenni arrestati per lo stupro, che vorrebbero così “ribaltare i ruoli e far apparire colpevole la vittima” afferma il  quotidiano.

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In un paese fatto di genitori che permettono ai figli minorenni di scrivere sui social affermazioni così violente e criminali, che giustificano un reato terribile, non ci si può certo stupire che quelle 5 belve esistano. Noi siamo quello che respiriamo, vediamo, ascoltiamo, sentiamo. Siamo l’educazione che la società e la famiglia ci offrono.

Proporrei non solo pene severe per i 5 delinquenti, ma un corso accelerato di umanità a chi ha cresciuto figli mostri che stuprano e se ne vantano. Un genitore che giustifica un figlio criminale è più criminale e pericoloso del figlio stesso.

E’ badate bene, anche il giorno in cui la nostra società non colpevolizzerà più la donna vittima, uno stupro è un dolore che dura una vita. Un ergastolo che non può valere un paio di anni di carcere e permessi premio. 

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