Giornata contro la tortura: ma 141 paesi ancora la praticano

Il 26 giugno è il giorno scelto dall’Onu per ricordare le vittime. L'invito al Parlamento all' introduzione del reato.

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25 Giugno 2016 - 10.16


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In oltre 55 Paesi del mondo ci si sta preparando per celebrare il 26 giugno, giorno scelto dalle Nazioni Unite per ricordare le vittime di tortura. È Amnesty International – che nel 2014 ha lanciato la campagna “Stop alla tortura” – a ricordare che, a 31 anni dall’entrata in vigore della Convenzione Onu contro la tortura, ratificata da 157 Paesi, sono migliaia le persone che subiscono torture in ogni parte del mondo: negli ultimi anni l’Associazione ha denunciato casi, isolati o regolari, di tortura o altri maltrattamenti in 141 Paesi, tra cui Filippine, Marocco, Messico, Nigeria e Uzbekistan.

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Italia. Anche l’Italia si prepara per celebrare la Giornata internazionale contro la tortura e per l’occasione, si  invita ancora una volta il Parlamento a introdurre nel codice penale il reato di tortura. Già lo scorso anno il ministro dell’Interno Angelino Alfano, intervenendo al convegno ‘Sicurezza globale per lo sviluppo e la legalità’ ha ribadito l’importanza di introdurre la norma anti-tortura in Italia, ma solo dopo aver rassicurato le forze di polizia che tale reato non dovrebbe e non sarà usato per criminalizzare il loro operato complessivo. “Apprezziamo il fatto che il ministro dell’Interno riconosca la necessità della legge sul reato di tortura, Amnesty International è convinta che la sua introduzione, sanzionando comportamenti criminali individuali, sarebbe nell’interesse delle forze di polizia e contribuirebbe a rafforzare il clima di fiducia tra le stesse e i cittadini – aveva dichiarato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia – Dopo aver rassicurato le forze di polizia, il ministro Alfano dovrebbe rassicurare anche la Corte europea dei diritti umani, il Comitato contro la tortura delle Nazioni Unite, il Consiglio dei diritti umani dell’Onu e la comunità internazionale nel suo complesso che è volontà effettiva del governo italiano onorare l’impegno preso 26 anni fa con la ratifica della Convenzione contro la tortura. Dopo 4  legislature – ha concluso Marchesi – non può trascorrerne un’altra senza il reato di tortura”.

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In Messico il 7 giugno 2014, in occasione delle elezioni municipali a Ocosingo (Chiapas) la polizia ha proceduto ad arresti e aggressioni arbitrarie nei confronti di 11 persone. In Arabia Saudita è stata confermata la sentenza di condanna a mille frustate e a 10 anni di carcere per il blogger Raif Badawi, arrestato nel 2012 per oltraggio all’Islam e processato per apostasia.

 

 Appuntamenti. Purtroppo anche se invisibile, la tortura ogni anno continua a mietere migliaia di vittime. Basti pensare che un rifugiato su 3 in Italia ha subito torture nel paese di origine o durante il viaggio verso l’Europa. Purtroppo non possiamo in alcun modo immaginare la tortura confinata in un altrove lontano fatto di guerre e dittature. Neanche l’Italia ne è immune: i fatti di Bolzaneto e i troppi casi di cronaca ce lo hanno duramente ricordato. L’Italia del resto a tuttoggi non è in grado di perseguirla, perché non ha ancora inserito nel proprio codice penale il reato di tortura. Il testo di legge che dovrebbe introdurlo è ancora impantanato al Senato. Una latitanza ingiustificabile per il nostro Paese” dichiara Fiorella Rathaus Direttrice del Consiglio Italiano per i Rifugiati.
Il prossimo 26 giugno, in occasione della Giornata internazionale contro la tortura, il CIR insieme a “La Mama Theater” e con il supporto dell’ambasciata olandese a Roma presenterà al Festival dei Due Mondi di Spoleto in prima internazionale ANTIGONE in Exilium. Sono previste tre repliche, nella bellissima cornice dell’Auditorium della Stella, il 25 giugno alle ore 21.30 e il 26 giugno, alle ore 18.00 e alle ore 21.30. La regia è realizzata dagli artisti colombiani Bernardo Rey e Nube Sandoval, vincitori della prima edizione del Premio internazionale ‘Ellen Stewart’. Lo spettacolo, che successivamente sarà portato a New York, porterà in scena il tema dell’esilio e del viaggio che migliaia di persone sono costrette ad affrontare per raggiungere la salvezza. Una sorta di work in progress che prende spunto dal momento in cui Antigone parte per accompagnare il padre Edipo in esilio. L’opera rappresenta un’Antigone contemporanea, interpretata da Nube Sandoval, persa in un duplice labirinto, quello della sua stirpe e della guerra dei suoi fratelli. Un gruppo di donne e uomini rifugiati in Italia, scelti tra coloro che hanno partecipato in questi anni ai Laboratori di riabilitazione psico-sociale attraverso il teatro che il CIR realizza nei propri interventi di riabilitazione e cura dei sopravvissuti a tortura, compongono il coro. Un lavoro di grande impatto visivo che unisce movimento, video-arte, narrazione, maschere e musica, per riflettere sull’attuale situazione di migliaia di persone costrette all’esilio.
Il CIR gestisce dal 1996 interventi che mettono in atto azioni mirate alla riabilitazione dei sopravvissuti a tortura attraverso una prospettiva di lavoro multidisciplinare: gli interventi di tipo sociale, legale, medico, psicologico e i laboratori di riabilitazione si uniscono concorrendo alla realizzazione di un positivo percorso di riabilitazione e integrazione. Nel corso di 20 anni abbiamo assistito 4.000 persone sopravvissute a torture.
“Quello che facciamo nei nostri interventi di riabilitazione e cura è soprattutto un lavoro di restituzione, ricucendo le ferite visibili e invisibili per ridare senso a quel patto etico e sociale che è stato infranto. Per questa ragione utilizziamo una prospettiva di lavoro multidisciplinare e integrata, in cui gli interventi di tipo sociale, psicologico, medico, legale e i laboratori di riabilitazione, si uniscono tra loro rafforzandosi reciprocamente e concorrendo alla realizzazione di un positivo percorso di riabilitazione e integrazione. E il teatro ha in questo un ruolo fondamentale, l’utilizzo delle metafore può recuperare quei piccolissimi frammenti di vita umana rimasti impigliati nel silenzio. Quei frammenti che Bruno Bettelheim descrive come “il fischiettare nel buio per farsi coraggio”. Il recupero dell’integrità dell’umano non può che passare per un restauro della relazione, abbozzata e frammentata forse, ma comunque restituita al suo tempo, il presente. La possibilità di ricostruire una biografia e una identità spezzate spesso riesce utilmente ad appoggiarsi su questo linguaggio metaforico, composto da ponti e nicchie dove ricomporre la narrabilità dell’umana e disumana esperienza. ” conclude Fiorella Rathaus direttrice del CIR.

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