Cambridge: nessuna richiesta di informazioni da parte delle autorità italiane

Cambridge: "Non ci siamo mai rifiutati da collaborare"

Caso Regeni

Caso Regeni

"L'Università di Cambridge non si è mai rifiutata di collaborare con le autorità italiane" e "non ha ricevuto alcuna richiesta di informazioni da parte di pubblici ministeri italiani". Lo ha dichiarato ufficialmente la celebre Università inglese a Valigia Blu. Dopo la pubblicazione dell'articolo di Lorenzo Declich – dal titolo “Regeni: le indagini, le mosse del governo e le accuse a Cambridge” - riguardo gli ultimi sviluppi del caso del ricercatore italiano e in particolare della presunta mancata collaborazione di Cambridge con i magistrati italiani, sono emersi dubbi sulla ricostruzione dei fatti. Né da parte di Cambridge, né da parte della Procura di Roma sono state presentate posizioni ufficiali (considerata la delicatezza del caso).Valigia blu ha scritto quindi all’università inglese per sapere qualcosa in più in merito alla propria posizione.  Ecco come ha risposto Cambridge tramite Paul Holland, responsabile della comunicazione alle speculazioni sulla stampa italiana. [Traduzione di Roberta Aiello]


 


L'Università di Cambridge non si è mai rifiutata di collaborare con le autorità italiane e continua ad usare tutti i mezzi possibili per scoprire la verità sul brutale omicidio di Giulio Regeni. L'Università è pronta a rispondere rapidamente a qualsiasi richiesta proveniente dalle autorità italiane. Qualsiasi altra informazione a riguardo è dolorosa sia per la famiglia che per gli amici di Giulio e non aiuta a capire chi abbia commesso il brutale e insensato omicidio di uno dei nostri amati dottorandi. Nel dettaglio: L'Università di Cambridge non ha ricevuto alcuna richiesta di informazioni da parte di pubblici ministeri italiani. Una docente dell’Università di Cambridge ha ricevuto una richiesta di informazioni da pubblici ministeri italiani poco prima della cerimonia di commemorazione (svoltasi a Fiumicello il 12 febbraio 2016 – ndr). La richiesta è stata inoltrata dalla polizia alla professoressa che era già stata interrogata dalla polizia italiana ed è in procinto di rispondere alle domande per iscritto. Qui di seguito vi segnaliamo una serie di azioni intraprese dall'Università nel tentativo di scoprire la verità sulla morte di Giulio. Siamo grati per la collaborazione e il sostegno del Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, e per le indagini svolte dal governo italiano sulle circostanze della morte di Giulio. Da parte nostra continueremo ad esercitare pressione. Continuiamo ad essere turbati sulle conclusioni raggiunte finora dalle autorità egiziane. Condividiamo la preoccupazione del governo italiano sulle voci incontrollate e infondate che sono circolate e che, a nostro avviso, sono dannose per capire cosa è accaduto. Come comunità in lutto per la morte di un amico e collega stimato, l'Università, il Girton College e il Dipartimento di Politica e Studi Internazionali hanno un unico desiderio: capire la verità sulla barbara morte di Giulio. Informazioni sulle azioni finora intraprese: Nel mese di febbraio, il professore David Runciman, a capo del Dipartimento di Politica e Studi Internazionali dell’Università di Cambridge, e Susan Smith dello Girton College, hanno scritto al console generale egiziano a Londra per comunicare lo sgomento dell'Università e per chiedere di essere informati, con la massima urgenza, sugli sviluppi delle indagini sulle circostanze legate alla morte di Giulio. La direttrice dello Girton College ha contattato l'ambasciatore britannico in Egitto per chiedere l'aiuto del suo ufficio nel garantire un'indagine completa sulle circostanze della morte di Giulio. Nel mese di aprile, a seguito delle notizie contrastanti provenienti dalle autorità egiziane, Eilís Ferran, pro vicerettore per le Relazioni Istituzionali e Internazionali dell’Università di Cambridge, ha contattato il console generale egiziano nel Regno Unito per esprimere le preoccupazioni dell'Università sullo stato delle indagini sull'omicidio di Giulio. Sempre nel mese di aprile, una lettera a firma dei professori Eilis Ferran, David Runciman e Susan Smith è stata inviata al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano Paolo Gentiloni per esprimere sostegno al governo italiano per le indagini in corso sulle circostanze della morte di Giulio e per chiedere che l'Università di Cambridge fosse aggiornata sugli sviluppi. Susan Smith, direttrice dello Girton College, ha espresso le proprie preoccupazioni anche a John Casson, ambasciatore britannico in Egitto, per “la scarsa attendibilità di un'indagine tutt'altro che trasparente”. Queste richieste di intervento sono riportate sul sito dell'Università di Cambridge qui insieme ai tributi dedicati a Giulio e ai link delle pagine del college e del dipartimento che contengono ulteriori omaggi di amici e colleghi. Dichiarazione precedente: Un portavoce dell'Università di Cambridge ha dichiarato: "Sono pervenute dall'Italia notizie inesatte secondo cui i docenti di questa università si rifiutano di collaborare alle indagini delle autorità italiane sulla morte tragica e brutale di Giulio Regeni, speculando in maniera disinformata sulla natura della ricerca di Giulio Regeni. Abbiamo contestato queste notizie inesatte e continuiamo ad essere preoccupati per il loro impatto sulla famiglia di Giulio e sui suoi amici e colleghi dell'Università e in tutto il mondo”. “L'Università sostiene le indagini svolte dalle autorità italiane su questo orribile evento. Rimaniamo disponibili e pronti a collaborare con le autorità italiane al fine di scoprire la verità per Giulio Regeni e la sua famiglia. L'Università e i suoi membri continueranno a dare pieno appoggio alle richieste del governo italiano per un'indagine chiara e trasparente da parte delle autorità egiziane sul brutale omicidio di Giulio Regeni”. "Speculazioni da parte dei media sono fuorvianti rispetto al fatto che Giulio Regeni fosse un ricercatore universitario innocente, assassinato nel modo più brutale e che i responsabili della sua morte debbano essere condotti dinanzi alla giustizia. Come comunità sosteniamo i valori di libertà accademica che questo omicidio insensato attacca in maniera spregevole”.