Sentenza rivoluzionaria: sì al diritto di asilo se si muore di fame

Una sentenza del tribunale di Milano: il diritto di protezione umanitaria non può avere limiti

Fame nel mondo

Fame nel mondo

Davide Monastra 8 giugno 2016

 


In Italia si può ottenere un permesso di soggiorno per “fame”. Per la prima volta un giudice italiano ha infatti riconosciuto quella che tecnicamente viene chiamata “protezione umanitaria”, uno status per tutti quei disperati che arrivano nel nostro Paese ma non possono rimanere né come rifugiati né per il diritto d’asilo.


Con un provvedimento unico nel suo genere, pieno di umanità e nel suo piccolo realmente rivoluzionario, il giudice civile di Milano Federico Salmeri ha riconosciuto questo diritto a un ragazzo di 24 anni scappato dal poverissimo Gambia. Per garantire il permesso di soggiorno il giudice si è affidato alla nostra Costituzione (l’articolo 32 che riconosce il diritto alla salute inteso anche come diritto ad avere un pasto) e alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (nella parte in cui si fa specifico riferimento diritto all’alimentazione) e infine a tutti i patti internazionali ratificati dall’Italia, soprattutto quelli in cui è sancito “il diritto fondamentale di ogni individuo alla libertà dalla fame”.


Per il magistrato, il ragazzo  “è titolare del pieno diritto ad accedere alla protezione umanitaria affinché gli sia garantito un livello di vita adeguato per sé e per la propria famiglia laddove le condizioni economico – sanitarie del proprio paese non consentano un livello sufficientemente adeguato ed accettabile di vita”.


Il Gambia, come ha spiegato il giudice citando il fondo monetario internazionale, l’Onu e Wikipedia (citati dal giudice), è un paese poverissimo, dove ci sono poche terre coltivabili con molte famiglie che non possono permettersi nemmeno un pugno di riso al giorno.


Agli scettici e a coloro che criticheranno questa sentenza, immaginando scenari apocalittici di un'invasione di massa – già Salvini ha parlato di “follia” -, il giudice di Milano ha spiegato: “Il riconoscimento  di un diritto fondamentale non può dipendere dal numero di soggetti cui quel diritto viene riconosciuto. Per sua natura, un diritto universale non è a numero chiuso”. Ovviamente non significa che tutti gli altri giudici italiani si pronunceranno allo stesso modo sul tema, ma si tratta di un piccolo (grandissimo!) precedente che potrebbe rendere questo nostro Paese - in mano a profittatori senza vergogna che speculano sulla vita di questa povera gente per un pugno di voti - un po’ più fraterno.