La strage di migranti continua, tre naufragi in tre giorni

Un barcone stracarico di migranti è semiaffondato. Sul posto è intervenuta la nave Vega della Marina militare che ha salvato 135 persone.

Naufragio nel Mediterraneo, immagine d'archivio
Naufragio nel Mediterraneo, immagine d'archivio
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27 Maggio 2016 - 21.35


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Sbarchi e soccorsi in mare si susseguono nel Canale di Sicilia, dove si è consumata un’altra tragedia. Un barcone stracarico di migranti è semiaffondato. Sul posto è intervenuta la nave Vega della Marina militare che ha salvato 135 persone. Quarantacinque, invece, i corpi recuperati, mentre si teme che i dispersi siano decine. Così come addirittura “un centinaio” – secondo alcune testimonianze, tutte da verificare – sarebbero le persone che mancano all’appello.

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Il Canale di Sicilia restituisce ancora i corpi senza vita dei migranti. Un nuovo naufragio si è infatti verificato oggi, 27 maggio 2016, a largo delle coste libiche. I soccorritori hanno già recuperato dal mare 10 cadaveri. Il barcone con il quale viaggiavano i migranti stavano tentando la traversata è semiaffondato.

Secondo i primi testimoni, vi sarebbero anche decine di dispersi, ma il loro numero non è al momento quantificabile. Sul posto la nave Vega della Marina militare che ha già salvato circa 130 persone e che sta proseguendo l’intervento. Anche altre unità sono presenti in zona e stanno fornendo assistenza.

Quello di oggi è il terzo naufragio in tre giorni. In meno di 72 ore nel mar Mediterraneo ci sono stati già piu di duecento vittime presunte, mentre sono 15mila le persone tratte in salvo in cinque giorni.

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La Lega alza la voce, Salvini teme “l’invasione” e chiede un incontro urgente al premier: “Di fronte alle 4.000 persone salvate ieri, ai morti annegati, agli oltre 40 mila sbarcati dall’inizio dell’anno non possiamo stare zitti e fermi. Vogliamo presentare le nostre proposte. Ci rifiutiamo di assistere a questo disastro in silenzio”.

Ma già prima che il leader del Carroccio parlasse, Renzi dal Giappone, dove ha partecipato alla conferenza conclusiva del G7 – da cui è arrivato un appello a dare una “risposta globale” a quella che è una “sfida globale” – ha invitato a tenere i nervi saldi: “Parlare al momento di emergenza è fuori luogo”, ha detto. “Il Migration Compact va bene” ora “aspettiamo la fase di concretizzazione” per iniziare a lavorare con i primi paesi della fascia subshariana, interessati a lavorare con la Ue, come il Niger.

Ma i migranti non giungono solo da quell’area e non giungono solo via mare, soprattutto da quando, come sottolinea il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, si è aperta la rotta Balcanica. E questo pone un quesito anche sotto il profilo della loro redistribuzione. Perché “quando eravamo a 170 mila arrivi, nel 2014 e gli altri paesi a zero, la redistribuzione era a nostro vantaggio. Ma ora che ne sono arrivati tantissimi in Grecia, Ungheria, Austria non è neanche detto che saremo tra i paesi cedenti migranti con i ricollocamenti e non dovremmo invece prenderne”. Certo, “la risposta dell’Europa è lenta”, mentre terrorismo, scafisti, trafficanti “sono veloci”, osserva Alfano ed è soprattutto sul fronte dei rimpatri degli irregolari che “l’Ue rischia il collasso”.

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