Omicidio Vannini, al via il processo alla famiglia Ciontoli

Il 21enne morì, per un colpo sparato dal padre della sua fidanzata: tutta la famiglia è accusata di omicidio volontario in concorso.

Marco Vannini, ucciso dal padre della sua fidanzata con un colpo d'arma da fuoco
Marco Vannini, ucciso dal padre della sua fidanzata con un colpo d'arma da fuoco
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23 Maggio 2016 - 17.28


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Si è aperto stamane, 23 maggio 2016, nell’aula prima della Corte d’Assise di Roma, il processo per la morte di Marco Vannini, il 21enne morto a Ladispoli nel maggio dello scorso anno ucciso da Antonio Ciontoli, il padre della fidanzata, gli aveva accidentalmente sparato un colpo. Per la morte del giovane è imputata l’intera famiglia Ciontoli, che deve risponde di omicidio volontario in concorso: oltre ad Antonio, a processo sono finiti anche la moglie, Maria, e i figli Martina (fidanzata della vittima) e Federico. Imputata per omissione di soccorso Viola Giorgini, fidanzata di Federico.

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L’udienza si è aperta con la lettura del capo di imputazione e l’acquisizione delle consulenze medico-legali e balistiche. Presenti in aula anche la madre e il padre di Vannini che, visibilmente commossi,  hanno ascoltato in silenzio le accuse contro gli imputati. Secondo quanto accertato, il giovane è morto quattro ore dopo il colpo di pistola sparato da da Antonio Ciontoli, militare di carriera, nella villetta dove la famiglia Ciontoli viveva, a Ladispoli. Per il pm della procura di Civitavecchia Alessandra D’Amore, tutti gli imputati “in concorso tra loro hanno ritardato i soccorsi fornendo informazioni scarse e contrastanti” sull’incidente e le condizioni del giovane, provocandone la morte.

La vittima è arrivata in ospedale un’ora e mezzo dopo essere stata colpita alla spalla destra da un proiettile, che ha danneggiato polmone e cuore: quando i medici hanno potuto prestare soccorso, le condizioni del ragazzo erano ormai disperate. Ciontoli, dopo aver sparato al giovane con la pistola che teneva nella scarpiera di casa, ha chiamato i soccorsi due volte, ma non ha detto che il ragazzo era stato colpito da un’arma da fuoco: inoltre nella prima telefonata, arrivata al 118 mezz’ora dopo l’incidente, dopo aver parlato qualche minuto al telefono l’uomo ha attaccato, mentre nella seconda telefonata è stato detto che il ragazzo si era ferito con un pettine dopo una lite. Secondo l’accusa tutti gli imputati, presenti nella villetta in quelle ore drammatiche hanno contribuito alla morte del giovane.

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Il presidente della Corte, Anna Argento, ha aggiornato il processo al 18 luglio.

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