Ricordando Impastato e le minchiate di Saviano

Lo scrittore aveva detto di essere stato chiamato dalla mamma di Impastato. Ma non è vero. Poi la querela a chi gli chiedeva di precisare alcune sue affermazioni.

Desk2 9 maggio 2014
[i]In occasione del 36esimo anniversario della morte di Peppino Impastato, ripubblichiamo un articolo del gennaio 2013 sulla polemica tra la famiglia del militante ucciso con il “guru” dell'antimafia Roberto Saviano. Il giornalista e un attivista siciliano è stato ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978, a Cinisi per ordine del boss mafioso Gaetano Badalamenti.[/i]



Archiviata dal tribunale di Roma la denuncia che lo scrittore Roberto Saviano aveva fatto al direttore del quotidiano Liberazione, Dino Greco, per avere pubblicato una richiesta di rettifica avanzata da Umberto Santino, a quanto scritto nel suo libro “La parola contro la camorra”. Saviano non è nuovo alle libere creazioni della sua fantasia. Nel libro “La bellezza e l'inferno”, edito, come anche “Gomorra”, da Mondadori, cioè dalla casa editrice del berlusca sostiene addirittura di avere ricevuto una telefonata dalla signora Felicia, la quale gli avrebbe detto di stare attento ... di non esporsi…., che gli ricordava suo figlio Peppino Impastato e altre amenità di questo genere.

Figurarsi se Felicia prendeva il telefono e chiamava Saviano, quando non sapeva nemmeno chi fosse, né tantomeno ne conosceva il numero, che forse era riuscita ad avere per ispirazione dello spirito santo. Il nostro scrittore e showman ci ha riprovato dopo qualche anno con la casa editrice Einaudi, che, stando a quel che si dice starebbe passando pure sotto le grinfie del berlusca, e ha sparato un’altra cazzata con una superficialità che non gli fa onore: secondo lui il processo Impastato è stato fatto sull’onda del successo del film, e ne conseguirebbe che anche la sentenza di condanna di Badalamenti e company sia stata, in un certo senso, conseguenza de “I cento passi”.

Umberto Santino, che, nel tutelare la memoria di Peppino e nel volere il processo ci ha buttato l’anima, non l’ha mandata giù e ha scritto alcune osservazioni su “Liberazione”. Nulla di strano, se non due date: il processo è iniziato nel ’98 e il film è uscito nel 2000. Apriti cielo!!! La Einaudi si è sentita diffamata ed è ricorsa alle vie legali chiedendo addirittura un risarcimento. Scherziamo? Saviano si può permettere di dire tutto, è uno scrittore, e quindi può liberamente inventare, anche sulla pelle degli altri ed ha motivo di sentirsi offeso se qualcuno, come ha fatto Umberto Santino, si permette, attraverso un giornale che pochi sono rimasti a leggere, di fargli notare che sta sbagliando. Chissà quante copie in meno del suo libro ha venduto Saviano a causa di questo spiacevole incidente, quanto la sua stella possa essere stata offuscata e quale risarcimento avrebbe preteso la casa editrice “diffamata”!

Tutto ciò nulla toglie allo scrittore che ha avuto il merito di alzare il velo sulla camorra e di mettere sotto accusa la berlusconiana “macchina del fango”. Comunque, vicenda chiusa, o quasi, nel senso che, sarebbe doveroso e corretto, ma che è illusorio, aspettarsi un minimo di “Scusate…ho sbagliato”. [i](S.V.)[/i]