No Tav, mafia e capannoni incendiati

I No Tav puntano il dito contro i metodi mafiosi che sono in essere nella Val Susa. Sulla Stampa la risposta: fanno esattamente come fa la mafia.

redazione 1 settembre 2013

La battaglia è partita con un duro pezzo apparso ieri su [url"Notav.info"]www.notav.info[/url] con il titolo: E se l'incendio al capannone te lo paga l'assicurazione? I No Tav parlano di un clima mafioso, fatto di intimidazioni e ipotizzano una matrice diversa, rispetto al sabotaggio, dell'incendio che ha colpito la Geomont. La replica del propietario, attraverso la Stampa. Rivolta le accuse, annuncia querele e accusa di mafiosità i No Tav. Leggete i due testi, quello di Notav info e l'intervista sulla Stampa. Istruttivi.






(riceviamo e pubblichiamo) Tutte le certezze che circolano sui fatti che accadono in Val di Susa sono molto fragili. L’ultimo fatto per il quale oggi i giornali hanno persino già trovato i colpevoli, ha parecchie ombre, abbiamo provato a mettere insieme qualche elemento qui di seguito che abbiamo ricevuto in queste ore e ve lo proponiamo.



E se l’incendio alla Geomont fosse doloso? ci avete pensato noi sì e ci poniamo due grosse domande:



e se la ditta stessa ha provocato l’incendio per motivi finanziari?


e se l’incendio è un avvertimento mafioso che ha le sue origini nel cantiere tav di Chiomonte?


Alcuni fatti vi aiuteranno a capire perchè:


fase di cantiere tav chiomonte 2011-2013. La ditta Geomont avendo sede in valle di Susa viene coinvolta negli appalti iniziali per l’installazione delle recinzioni e dei primi studi del terreno. Diviene con l’orgoglio del titolare il simbolo del tanto declamato binomio tav=lavoro sul territorio


Inverno 2012-2013 il cantiere è allestito, la Geomont è una piccola ditta e ormai le grandi ditte appaltatrici sono sul posto. Viene dunque esclusa dai nuovi appalti e non restano che le briciole. Il suo ruolo da comparsa è dunque terminato


Primavera 2013 la ditta affronta la sua ennesima crisi economica rischiando il già due volte praticato fallimento. Una parte dei suoi operai viene anche lasciata a casa senza lavoro


Agosto 2013 arrivano i primi pezzi della “talpa” al cantiere tav di Chiomonte


Negli stessi giorni il titolare della Geomont contatta misteriosamente e con diffidenza alcuni no tav (ricordiamo che la ditta è di Bussoleno e in questo paese come molti no tav è cresciuto anche lui) fornendo informazioni dettagliate e utili a bloccare i trasporti della talpa


Forse grazie alle intercettazioni telefoniche attuate dalla polizia di stato a danno di molti no tav la voce di queste “soffiate” giunge nel cantiere di Chiomonte dove la ditta ancora sta ultimando in attesa di pagamento alcuni lavori marginali


Una mattina di agosto il titolare della Geomont chiama trafelato “non posso più dirvi nulla” e riattacca velocemente. Forse si è reso conto anche lui che la voce è trapelata


Lo stesso giorno la sua autovettura privata parcheggiata all’interno del cantiere sorvegliato anche quel giorno da centinaia di agenti viene schiacciata e distruttada da una gigantesca ruspa. Il titolare richiama questa volta terrorizzato i no tav e invia una foto del mezzo distrutto. Inconsapevolmente forse è una richiesta di aiuto.


30 agosto 2013 il capannone della ditta Geomont va a fuoco, causa incendio doloso. Due giovani no tav a venaus, a 20 km di distanza vengono fermati con la loro auto mentre insieme ad altri 200 no tav si dirigono verso il cantiere. Nel baule dell’auto alcuni fuochi artificiali di libera vendita e divengono i “mostri” da sbattere in prima pagina.


Alcune conclusioni:


i fatti narrati, non fosse per i luoghi citati (tutti in valle di Susa) potrebbero essere tranquillamente collocati in quei luoghi dove le organizzazioni criminali sguazzano, comandano e agiscono. Sono fatti che hanno un nome solo: Mafia.


Non possiamo sapere se il titolare in preda all’ennesima crisi economica abbia appiccato lui stesso il fuoco alla ditta per tornare protagonista nel cantiere e per i soldi dell’assicurazione. Non possiamo neanche sapere se altre ditte o organizzazioni abbiano agito nell’intento di punire un “traditore”. Sappiamo che il movimento no tav non ha appiccato quel fuoco e che due giovani no tav invece sono accusati sui quotidiani e in televisione di averlo fatto.


Sappiamo che sui fatti narrati nella breve cronistoria fornita è stata aperta una indagine ma la stampa in questo caso non è stata informata o ha taciuto.


Sappiamo che chi indaga invece di guardare all’interno del cantiere ieri sera era impegnata a fermare due ragazzi con nel baule dell’auto dei fuochi artificiali. Sappiamo che chi dovrebbe indagare in realtà riempe le aule dei tribunali di fascicoli a carico del movimento no tav.


Sappiamo con certezza che “giornalisti” come Massimo Numa e Erica Di Blasi delle redazioni locali de La Stampa e de La Repubblica hanno in tempo reale pubblicato false notizie sui fermi (centinaia di razzi, molotov, copertoni tubi lanciarazzi in un baule di un’auto) creando dei titoli ad arte che associassero i due fermi all’incendio della ditta Geomont. Il tutto oggi 31 agosto 2013 è stato ripreso dalle testate di stampa nazionali, web, cartaceo e tv come verità. Davide e Paolo sono oggi due “mostri notav”.



Il giorno dopo sulla Stampa.


Questo pezzo è invece apparso stamattina sulla Stampa. Il tema è lo stesso, le posizioni diverse...



massimo numa





INVIATO A BUSSOLENO



Giuseppe Benente abita a Bussoleno con la famiglia ed è il titolare della Geomont. L’altra notte, un capannone della sua azienda è stato incendiato, in contemporanea con il fallito attacco da parte di una sessantina di attivisti No Tav incapucciati al cantiere di Chiomonte.  


 


Benente, che cosa è successo?
 


«Mi hanno avvisato che c’erano fiamme nell’area dell’azienda, ho avvertito i vigili del fuoco e i carabinieri. È andata distrutta una trivella, gravi i danni anche a due generatori». 


 


Chi pensa possa essere stato?
 


«Ho lavorato per la Tav e questa è la vera e unica ragione. I No Tav dicono che noi imprenditori siamo mafiosi ma quelli che bruciano sono i nostri mezzi. Una parte del movimento vuole imporre le proprie ideologie con la violenza. Chi non si piega, viene distrutto. Più cala il consenso popolare contro il Tav, più sale il livello della violenza. Tempo fa, alcuni attivisti mi hanno spaccato a martellate i citofoni dell’azienda. Ho denunciato il fatto, aspetto una risposta. E poi minacce, continue, non solo a me, ma anche ai miei operai. I sistemi con cui ci attaccano sono quelli della mafia.
Non solo attentati ma anche l’isolamento, anche la paura di ritorsioni per i nostri familiari, anche le più atroci calunnie. I miei vivono qui, a Bussoleno, sono cresciuti assieme agli stessi ragazzi che indossano i cappucci per gli attentati o che giustificano ogni forma di violenza. No. Adesso basta. Non riusciamo più a lavorare. Entro pochi giorni chiudo tutto, risolvo le situazioni dei miei operai e me ne vado. Mi dedicherò ad altro. Ma non qui. Qui è impossibile. C’è un’atmosfera di pesante intimidazione. E dopo gli attentati anche la “macchina de fango”, molti non si sono ancora resi contro che in Val Susa una sempre più esigua minoranza di fanatici vuole scatenare una guerra civile».
 



 


Oggi il sito Notav.info, espressione del «Comitato Popolare di Bussoleno», le sferra un pesante attacco personale. L’incendio sarebbe un modo per truffare l’assicurazione...
 


«Ho già dato mandato ai legali di querelare NoTav.info. È solo spazzatura. Dicono che avrei fornito loro informazioni sul trasporto della “talpa” che dovrà scavare il tunnel a Chiomonte, e che qualcuno potrebbe avermi punito per il “tradimento”. È solo un tentativo di creare confusione sull’attentato. Anche gli altri imprenditori che hanno avuto i mezzi bruciati sono stati oggetto della stessa campagna diffamatoria. Esattamente come fa la mafia. In un momento in cui in Valsusa, come altrove, manca il lavoro per tutti, per noi che abbiamo fatto la scelta di lavorare per il Tav la situazione è ormai diventata insostenibile, proprio perchè il cantiere, adesso, è una realtà che non possono più negare. Siamo troppo deboli per affrontare da soli una situazione come questa. Mi hanno telefonato, per esprimere solidarietà, solo tre politici. Diciamo che mi avrebbe fatto piacere sentirmi meno isolato, meno in balia di questi delinquenti». 


 


Dopo l’attentato di ieri notte gli amministratori valsusini, i politici, le hanno dato solidarietà?
 


«Solo Antonio Ferrentino e il sindaco di Chiomonte, Renzo Pinard, mi hanno chiamato ieri mattina. E oggi il senatore Stefano Esposito. Gli altri forse lo faranno più tardi. Aspetto di sentire la voce del presidente della comunità montana, Sandro Plano, dei sindaci della zona eletti nelle liste No Tav, del sindaco di Bussoleno. Sarebbe un monito alle frange violente del movimento, anche a chi usa l’arma della diffamazione. Sanno dove cercarmi, come lo sapeva bene chi è venuto a incendiare il capannone»

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