Difendere scuola e sanità pubbliche è di sinistra

Il governo abbatte la scure dei tagli sulla scuola, docenti e stendenti scioperano, lo Stato sociale è a rischio e sono in pericolo le garanzie democratiche.

Desk 13 novembre 2012
[b]Di Francesco Peloso [/b]




Forse non tutte le ragioni dello sciopero di domani nella scuola contro i provvedimenti del governo, saranno condivisibili fino al millimetro. Ma ciò che conta è la sostanza della mobilitazione indetta da diverse sigle sindacali contro la nuova ‘spending review’ che colpirà con tagli pesantissimi anche l’istruzione pubblica. Per altro la mobilitazione di domani avviene in concomitanza con le manifestazioni indette per il 14 novembre dalla confederazione europoea dei sindacati.



Domani infatti molti insegnanti di ogni ordine e grado sciopereranno contro i tagli, per reclamare quegli avanzamenti di stipendio cui hanno diritto e per chiedere – finalmente – investimenti in favore della scuola. Chi vede da vicino la scuola italiana giorno per giorno, sa qual è la situazione. Le strutture stesse spesso cadono a pezzi, le gestione è sempre più approssimativa, i dirigenti degli istituti non hanno più una rotta da seguire, la burocrazia è allo sbando, dalla materna alle superiori mancano i fondi per attività extrascolastiche i materiali didattici compresi strumenti ‘elementari’ come pennarelli e fogli - ma anche oggetti più prosaici quali scottex e carta igienica - sono ormai acquistati dai genitori nel corso dell’anno in un lento scivolamento verso una classica soluzione all’italiana: la privatizzazione di fatto e lo sfascio progressivo.



Spesso in passato il mondo della scuola si è mobilitato in modo fin troppo conservativo e autreferenziale rifiutando ogni progetto di riforma e cambiamento. Ma non è questo il caso, non è questo il momento. Siamo su un crinale bruttissimo: la scuola italiana, l’unica base sulla quale sarà possibile costruire il futuro di questo Paese, viene attaccata come fosse uno dei tanti ricettacoli parassitari della spesa pubblica. La spending review dei ‘tecnici’ – (ma il ministro Francesco Profumo non ha rischiato di essere candidato per il centrosinistra a Torino qualche anno fa?) colpisce indiscriminatamente, o meglio in modo sempre più drammaticamente mirato.



La scuola come la sanità pubblica sono garanzia di diritti fondamentali – l’istruzione e la sanità – da decenni sotto attacco ad opera delle correnti neoliberiste in America e in Europa. Negli Stati Uniti la vittoria di Obama ha fermato l’ondata reaganiana che andava avanti dagli anni ’80. Su questi due temi, infatti, si è giocata fra l’altro la campagna presidenziale americana. E’ il momento di capire quale sarà il futuro di questo Paese. L’esigenza di colpire i soprusi e le mostruose inefficienze della macchina pubblica che ogni cittadino ha potuto sperimentare sulla propria pelle, non può essere confusa con la fondamentale salvaguardia di questi due caposaldi dello Stato sociale moderno, costruiti nel corso del ‘900 e lasciati in eredità a noi in questo nostro tempo.



Infine, se pure è vero e arcinoto che la scuola ha bisogno di aggiornamenti e cambiamenti, questi non possono essere realizzati contro docenti e famiglie; i ritardi nell’istruzione scientifica e umanistica, la distanza dal mondo del lavoro e così via sono temi seri ma la distruzione sistematica della scuola pubblica, viceversa, non è un'iniziativa di riforma.