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Sette miliardi di altri

Unici e irripetibili, uguali nella diversità. I mille colori dell'umanità in Human l'originale docu-film dell'eclettico fotografo e regista francese Yann Arthus Bertrand

Sette miliardi di altri

redazione

20 Marzo 2016 - 14.40


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Primi piani di uomini e donne di ogni etnia si alternano su uno sfondo nero, per poi lasciar posto a un vasto paesaggio desertico, sul quale, sulle note di un lento ed evocativo brano di Armand Amar, si stagliano alcune ombre. A primo impatto così piccole da sembrar formiche, esse, con il restringersi dell’inquadratura, assumono sempre di più la forma di esseri umani, che camminano lungo l’immensa distesa di sabbia, accompagnati dai loro animali da soma.
Bastano pochi, iniziali fotogrammi per immergersi subito nel mood di Human, l’originale documentario dell’eclettico Yan Arthus Bertrand fotografo, giornalista e regista francese, noto per le sue pellicole di stampo socio ambientalista. Una pellicola che, con 2000 persone intervistate, provenienti da 60 paesi e in 68 lingue diverse, si presenta come una vera e propria impresa. Amore, matrimonio, violenza sulle donne, lavoro, sfruttamento, guerra sono solo alcune delle tematiche affrontate nei colloqui, dietro i quali si cela un unico grande quesito: cosa ci rende umani?

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Brevi interviste, dal taglio unico e originale, si susseguono per oltre 180 minuti, intervallate da suggestive inquadrature su paesaggi esotici che raccontano come il mondo intorno a noi stia cambiando. Eloquenti primi piani si alternano su un fondo nero e gli intervistati prendono parola di volta in volta senza che l’intervistatore venga mai mostrato, lasciando che sia la risposta data a suggerire quale fosse la domanda.

Cosa ci rende umani? Il leit motiv su cui si struttura l’intero docu-film traspare senz’altro nei colloqui, ma, ancor di più, nelle immagini, attraverso la rappresentazione di 2000 volti, 2000 espressioni, 2000 modi diversi di rispondere a una domanda. Una diversità nell’uguaglianza che mostra tante facce composte da due occhi, un naso e una bocca, ma tutte diverse l’una dall’altra; una diversità nelle reazioni, nelle movenze, nelle espressioni che ci rende tutti individui unici e irripetibili, ognuno con le proprie emozioni, ognuno con i propri pensieri, che prendono forma e cambiano proprio nel rapporto con gli altri, come dimostra il primo della lunga serie di intervistati: picchiato dal patrigno sin da piccolo e da lui stesso persuaso che lo facesse perché gli voleva bene, era cresciuto con la convinzione che amare volesse dire far soffrire, e la sofferenza impartita nell’altro era diventata l’unità di misura del suo amore. Solo l’incontro con una donna che gli aveva mostrato il vero significato di questo sentimento gli ha permesso di cambiare idea, e di recuperare quella curiositas, quel naturale desiderio di conoscenza verso l’altro che le violenze subite nell’infanzia gli avevano fatto perdere.

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Ma c’è anche chi, alle violenze subite, ha opposto subito resistenza, come la giovane donna incarcerata per aver abortito: priva di sensi di colpa, piena di speranza nel domani, attende trepidante il giorno della propria liberazione per poter continuare a sognare, a fare progetti.
Fa sorridere l’uomo che alla domanda: “cos’è l’amore?” risponde che non c’è amore senza desiderio per poi scoppiare in una risata scanzonata; così come commuove la donna che gioisce pensando alla libertà che le dona l’aver divorziato.

Attraverso le emozioni trasmesse dagli intervistati e probabilmente suscitate nello spettatore, Human offre degli utili spunti di riflessione su cosa vuol dire essere umani: una domanda appositamente lasciata aperta alla quale ognuno può trovare una propria risposta dopo essersi riconosciuto in quei volti o in quelle voci.



Costanza Ognibeni

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