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Panebianco: le contestazioni mi hanno scosso ma non intimidito

"Quanta muffa e quante ragnatele ci sono in quegli slogan. Se si impongono quelli che considerano l'altro nemico e non avversario, la democrazia è agonizzante".

Panebianco, questi eventi mi hanno scosso ma non intimidito
Panebianco, questi eventi mi hanno scosso ma non intimidito

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25 Febbraio 2016 - 09.35


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Dopo la [url”doppia contestazione”]http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=85484&typeb=0&bologna-nuova-contestazione-a-panebianco-grida-e-lezione-interrotta[/url] degli studenti dell’Università di Bologna al politologo Angelo Panebianco, il professore torna a dire la sua. Nel mirino delle proteste degli antagonisti c’era un editoriale sulla Libia. L’accusa rivolta al professore-giornalista era di essere un ‘guerrafondaio’. L’episodio ha suscitato non poche reazioni di difesa e [url”denuncia”]http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=85508&typeb=0&la-denuncia-non-basta-per-l-assalto-a-panebianco[/url] da parte di commentatori e giornalisti. Oggi parla il professore.

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“Quei gruppuscoli hanno ottenuto la pubblicità di cui erano alla ricerca. Questi eventi mi hanno scosso (anche se non intimidito)”. Il professor Angelo Panebianco commenta in un intervento in prima pagina sul Corriere della Sera le contestazioni e l’interruzione delle sue lezioni all’Università di Bolgona.
“E’ molto sgradevole – afferma – sentirsi dare dell’assassino, del guerrafondaio, di quello che specula sui morti ammazzati. Ed è patetico (e anche triste) sentire slogan e vedere cartelli con sopra scritto ‘fuori i baroni della guerra dall’Università”. Patetico, perché costoro nemmeno sospettano quanta muffa e quante ragnatele ci siano in quegli slogan”.
Panebianco afferma che l’articolo sulla Libia per il quale è stato attaccato “era una constatazione di fatto, basata sull’evidenza storica. Ma distinguere fra giudizi di fatto e giudizi di valore non e’ evidentemente una cosa alla portata di tutte le menti”. “Questi individui – afferma – si sono permessi di mettere in discussione la mia integrità professionale”, “sono particolarmente fiero del fatto che mai mi è scappato un commento politico di fronte agli studenti”. “Se riescono a imporsi quelli che considerano l’altro un nemico anziche’ un avversario, allora la democrazia è agonizzante”, scrive il professore. In un altro passaggio del suo lungo intervento, Panebianco riflette sul fatto che “in Italia il ’68 non fu un semplice ‘anno’: fu invece un decennio che si concluse solo nel 1978 con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, quando la rivoluzione immaginaria e parolaia fini’ e arrivarono quelli che facevano sul serio” e “qualche cascame o residuo di quell’interminabile decennio e’ ancora tra noi”.

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