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I contestatori: siamo contro la guerra non contro Panebianco

Uno studente: il professore fa lezioni frontali da quarant’anni senza contraddittorio, possiamo andare a dirgli in faccia le nostre ragioni?

Membri del collettivo Cua durante l'occupazione
Membri del collettivo Cua durante l'occupazione

Desk2

25 Febbraio 2016 - 19.35


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“Il professor Panebianco deve assumersi la responsabilità di quello che ha detto incitando alla guerra con il suo editoriale pubblicato sul Corriere della sera”. Sono le parole pronunciate dai militanti del Cua, collettivo universitario autonomo, che hanno occupato temporaneamente la vicepresidenza e poi, nel pomeriggio, hanno dato vita a un’assemblea in Scienze Politiche in Strada Maggiore a Bologna.

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“Siamo davanti a un docente che ha una molteplicità di pulpiti da cui parlare, quindi è pretestuoso sostenere che sono degli studenti facinorosi a impedirgli di prendere posizione», ha detto un altro studente. «Vogliamo rilanciare la campagna contro la guerra a partire dalla contestazione dell’altro giorno, Panebianco non è il nostro obiettivo specifico, la mobilitazione è più ampia», ha detto Marco. Uno studente di nome Angelo aggiunge: “Mettiamo al centro la questione vera, che è che stiamo andando in guerra. Panebianco fa lezioni frontali da quarant’anni senza contraddittorio, possiamo andare a dirgli in faccia le nostre ragioni?”.

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Intanto prefettura e questura hanno annunciato misure di tutela nei confronti del professor Panebianco.

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