Suicida dopo cartella esattoriale, Equitalia: 'il debito era di pochi euro'

Ma la vedova ha parlato di un debito di 210 mila euro: mio marito non si è mai arreso, cercava da oltre un anno un altro lavoro che ci permettesse di andare avanti.

Il corpo dell'uomo ieri dopo il gesto estremo
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3 Febbraio 2016 - 10.55


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“Un Paese è veramente civile e democratico…” Quante volte abbiamo usato questa formula? Lo abbiamo fatto di fronte ad una ingiustizia, leggendo di una discriminazione, osservando una anomalia tra il pubblico e il diritto e la dignità delle persone.

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Questa volta, noi aggiungiamo: “Un Paese è veramente civile e democratico se stabilisce un rapporto corretto e sereno coi cittadini sulle tasse e sui tributi”. La notizia: un uomo di 51 anni che lavorava come imbianchino, ha deciso di togliersi la vita facendo un volo di trenta metri, gettandosi da un ponte e finendo nel greto di un torrente. La vedova e gli investigatori non hanno avuto dubbi: quel gesto era dovuto a un debito con il fisco. Oltre 200 mila euro. E’anche vero che il giorno dopo il suicidio questa motivazione perde consistenza.

L’Agenzia delle Entrate fa sapere che “non c’è un contenzioso tributario né cartelle esattoriali del Fisco né contestazioni specifiche in materia di studi di settore” nei confronti della vittima. Equitalia specifica che una pendenza c’è, ma sono poche centinaia di euro. “L’unico debito che risulta a carico del signor M. con Equitalia ammonta a poche centinaia di euro che peraltro aveva chiesto e ottenuto di potere estinguere con una semplice rateizzazione presso il nostro sportello di Genova”. Ma la vedova, disoccupata, e con una figlia di 10 anni, non ha dubbi: “Mio marito ha ricevuto due cartelle esattoriali e si è sentito vittima di un’ingiustizia. Da anni lavorava poco anche a causa di una malattia che gli impediva di farlo con regolarità. Era disperato, avvilito, ma non immaginavo potesse arrivare a togliersi la vita, anche se era ossessionato”.

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La donna ha parlato di un debito con Equitalia da 210 mila euro. “Mio marito non si è mai arreso, cercava da oltre un anno un altro lavoro, un lavoro qualsiasi che ci permettesse di andare avanti. Ma ogni suo sforzo è stato inutile”. Di quel debito non c’è traccia. Mistero. Resta l’ipotesi della disperazione per un debito da onorare.

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