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Vaticano, tangenti anche sui santi

La Procura di Terni indaga sulla Chaouqui e sul marito. Rubavano documenti dai pc per poi fare estorsioni. Svelato il giro d'affari per accelerare le beatificazioni.

Vaticano, tangenti anche sui santi

Desk2

5 Novembre 2015 - 09.22


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Non si arresta il ciclone di scandali che ha investito il Vaticano. Il nuovo colpo arriva dalla Procura di Terni dove l’inchiesta sui corvi si è intrecciata con un’altra e rischia di portare a galla altri particolari di corruzione.
Sotto la lente della procura l’esperta di pubbliche relazioni Francesca Immacolata Chaouqui e suo marito Corrado Lanino per i reati ipotizzati di estorsione e intrusione informatica in un quadro di pressioni e ricatti simile a quello che ha fatto finire in arresto monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e la stessa Chaouqui. La donna poi rimessa in libertà dopo la decisione di collaborare con i promotori di giustizia della Santa Sede.
L’attenzione è su centinaia di documenti riservati — nella maggior parte riguardanti la gestione dello Ior, ma non solo— che risultano rubati ma non ancora utilizzati. Almeno pubblicamente. Carte segrete sui conti “laici” dello Ior ma anche lettere personali, dossier e fotografie sottratti un anno e mezzo fa dalla cassaforte della Prefettura degli affari economici. Relazioni sull’attività dei “postulatori” – coloro che decidono sugli iter di santità – che avrebbe fatto emergere pagamenti sottobanco per la gestione delle pratiche su canonizzazioni e beatificazioni.

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Chaouqui e suo marito. Una vera associazione a delinquere. Il fascicolo di Terni, partito dalle indagini sul dissesto della Curia locale che avevano coinvolto monsignor Vincenzo Paglia si è poi intrecciato con il dossier vaticano. La posizione di Paglia è stata archiviata, ma i controlli disposti dal pubblico ministero Elisabetta Massini hanno fatto emergere gli affari e la rete di relazioni di Chaouqui e di suo marito. Lui esperto informatico, fino a qualche tempo fa webmaster del circuito informatico di terzo livello della Santa Sede, poi trasferito nella clinica Santa Lucia con lo stesso incarico. Dalle indagini esce un quadro di intensa attività illecita. L’uomo, grazie alle sue competenze sarebbe entrato in vari computer e avrebbe rubato riservate da utilizzare poi per ottenere favori e incarichi per entrambi, ma anche per persone a loro vicine. Stessa storia, forse per alcuni aspetti sovrapponibile, a quella perseguita da Vallejo Balda e dalla Chaouqui per ottenere notizie e rubare atti della Santa Sede in parte pubblicati nei due libri usciti ieri, in parte ancora segreti. Un vero modus operandi sul quale adesso la gendarmeria vaticana guidata da Domenico Giani indagherà.
E questo potrebbe far allungare la lista delle persone sospettate di aver aiutato il monsignore e la donna a carpire le informazioni grazie alle intrusioni informatiche. Coinvolgendo proprio Lanino e altri esperti di computer da tempo finiti sotto controllo da parte degli investigatori della Santa Sede e in alcuni casi già convocati come persone informate dei fatti, ma anche a rischio di subire provvedimenti più gravi.

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Tangenti ai “postulatori”.
Una vero e proprio network, un giro di affari e contatti per raggiungere svariati obiettivi. Uno riguarda certamente i conti dello Ior. Centinaia di depositi intestati ai “laici” la cui identità è celata con intestazioni cifrate. Tra loro ci sono alcuni che più di altri potrebbero aver attirato l’attenzione di chi voleva creare un nuovo scandalo nella Chiesa. Questi sono gli avvocati “postulatori”, cioè coloro che istruiscono le cause di canonizzazione e beatificazione.
Un lavoro che può durare anni, ed è inevitabilmente segnato dalla capacità di rendere più celere la procedura. Tra i documenti trafugati ci sarebbero proprio quelli che parlano di soldi versati per “pilotare” i fascicoli. In poche parole sono tangenti. Passate su quei conti, adesso al centro dell’attenzione. E ancora. Le carte ricostruiscono anche i rapporti con i religiosi che hanno il compito di gestire le pratiche, quelle con gli esperti medici chiamati a fornire il loro parere , spesso decisivo, sui casi esaminati. Il punto ora è capire come siano state utilizzate, quale percorso abbiano fatto. Perché sono centinaia i documenti trafugati ma la maggior parte ancora non sono stati resi pubblici.

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La vendita di foto e dossier e il movente. Non solo i conti Ior. Ci sono anche le lettere personali custodite nella cassaforte della prefettura violata un anno e mezzo fa, le fotografie che Vallejo Balda avrebbe scattato o recuperato e non sarebbe riuscito a “vendere”. Foto e documenti che riguardano la vita privata dei prelati e per questo fa paura. L’analisi del cellulare di Vallejo Balda ha permesso di tracciare i suoi contatti facendo emergere i nomi delle persone con cui aveva rapporti. Si fa sempre più forte l’ipotesi si un movente “passionale”: il monsignore aveva manifestato la delusione per non aver ricevuto da Papa Francesco l’incarico che si aspettava al vertice della Segreteria. Oppure del Consiglio per l’Economia. L’alto prelato avrebbe, anche pubblicamente, promesso di vendicarsi. La convinzione del promotore di giustizia Gian Piero Milano e dal suo aggiunto Roberto Zannotti è che il movente possa essere questo ma l’indagine non è ancora conclusa, nessuno può escludere che dietro questa nuova vicenda ci siano anche altri interessi.

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